30 ottobre, 2009

incontri impossibili di italo grassi


Johanna, trafelata e ansimante, entrò nello studio del marito e piagnucolò: - Di là c'è un tizio che vuole sposare nostra figlia Charlotte; lei ha rifiutato e lui, volontariamente, si è ustionato una mano alla fiamma di una lampada.- Fallo venire qua - disse Hahnemann.Entrò un uomo, occhi infuocati ed espressione folle sul viso, una bottiglia di vino stretta tra le mani: il pittore olandese Van Gogh.- Cosa vi affligge, signore? - domandò Hahnemann.- Esercito un mestiere che è sporco e difficile: la pittura. - rispose Van Gogh, dopo essersi scolato metà del vino contenuto nella bottiglia.Il dialogo fra i due proseguì abbastanza serrato.- Fare il pittore non significa entrare nelle case degli altri e comportarsi da pazzo ubriacone.- Non seguo alcun sistema di pennellatura: picchio sulla tela a colpi irregolari che lascio tali e quali.- Cosa intendete dire?- È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi.- Io voglio curarvi.- Vorrei fare dei ritratti che tra un secolo, alla gente di quel tempo, sembrassero delle apparizioni.- Dovete rispondere alle mie domande, non a ciò che vi passa per la testa. Io sono un medico omeopata e devo conoscere le vostre sofferenze.Van Gogh, finalmente, guardò il medico tedesco con attenzione: - Omeopata? Allora siete il dottor Gachet!- Non so chi sia questo Gachet. Io sono Samuel Hahnemann!In quel momento entrò il curato, amico della famiglia Hahnemann e grande pettegolo. Si accostò al medico tedesco e gli sussurrò all'orecchio. Hahnemann ascoltò e, livido di rabbia, puntò l'indice contro il pittore olandese.- Venite a chiedere la mano di mia figlia, voi che frequentate una prostituta detta Sien, voi che avete messo incinta una vostra modella, voi che avete indotto al suicidio una donna di nome Margot Begemann? Ma che razza di uomo siete? Allora ha ragione quel tale che vi accusa di essere un infame...Come si chiama questo accusatore? - chiese Hahnemann al curato, il quale biascicò: - Gauguin!A sentire quel nome, Van Gogh urlò di rabbia ed estrasse un rasoio. Il curato e Johanna si rifugiarono sotto la scrivania, Hahnemann si arrampicò sulla pesante tenda che ricopriva la finestra. Purtroppo la stoffa si lacerò e il medico tedesco precipitò su una sedia, rompendo il sedile e incastrandosi tra lo schienale e i braccioli. Van Gogh gli fu sopra e iniziò a dipingergli il volto.- Preferisco dipingere gli occhi degli uomini che le cattedrali, perché negli occhi degli uomini c'è qualcosa che non c'è nelle cattedrali. Poi aggiunse: - Gachet è assolutamente fanatico di questo ritratto.- Non sono né Gachet e nemmeno un quadro! - protestò Hahnemann. Van Gogh, osservando con odio Hahnemann e brandendo nuovamente il rasoio: - Credo che non bisogna contare in alcun modo sul dottor Gachet. Mi sembra che sia più malato di me, o almeno quanto me.Hahnemann, terrorizzato, rivolto al curato: - Questo Van Gogh ha mai contratto la blenorragia?Avuto conferma, lui supplicò la moglie: - Corri a prendere l'ampolla contenente Medorrhinum.Johanna, inorridita: - Van Gogh si sta tagliando un orecchio!E Hahnemann: - Anche quella contenente Hyosciamus, presto

10 ottobre, 2009

voglia di...piccola patria!!!

OGGI E STATA "BOMBARDATA" LA LUNA PER AVERE LA CERTEZZA CHE CI SIA L'H2O........TUTTI QUESTI MILIONI SPESI AVREBBERO PORTATO L'ACQUA VERA IN MOLTI POSTI DELL'AFRICA PER MILIONI DI UOMINI......MA LA SCIENZA DEVE AVANZARE!!!!!! COSì SOLO PER POCHI TUTTI I BENEFICI PENSABILI, NESSUNO SI FERMA AD ASPETTARE......CHE SPRECO!!!!!

Q

04 ottobre, 2009

???truce....PLATINA

L'OMEOPATIA RACCONTATA
La visita
di Italo Grassi

Lo studio è occupato da un nuovo dottore. Lo vedo chino sulla scrivania, in camice bianco, intento a leggere una lettera. Sulla targhetta in plastica c'è ancora scritto il nome del medico precedente: dott. Stanislao Bettucci, specialista in reumatologia, un uomo piccolo ed insignificante, molto simile a questo, ma con barba e baffi che lo facevano assomigliare allo gnomo delle fiabe.
- Voglio essere visitata! - strillo come un'aquila.
- L'ambulatorio è chiuso. - dice lui, senza alzare gli occhi dalla lettera.
Io indosso una lunghissima parrucca bionda e possiedo un fisico mozzafiato: sono una gran donna alla quale nulla può essere rifiutato! Gli vado vicino e lo squadro dall'alto al basso, sui tacchi a spillo lo sovrasto di almeno venti centimetri.
- Ho un senso d'intorpidimento alle cosce e le gambe sono rigide come due pezzi di legno.
Mentre spiego, mi siedo sulla scrivania e accavallo le gambe, lunghe e senza un filo di cellulite. La gonna, già molto corta, risale fino all'inguine. Finalmente lui mi guarda. Strabuzza gli occhi, nella sua mediocre vita non deve aver mai visto tanto ben di Dio. Soffre, quando dice: - Io non sono un reumatologo. - Stringo i pugni, come capita ogni volta che qualcuno cerca di mettermi i bastoni tra le ruote, ma non desisto e sbottono la camicetta: i miei seni, sodi e rotondi, sono due sfere stratosferiche.
- Soffro di continue palpitazioni, dottore.
Lui sbianca, congiunge le mani, quasi piange.
- Non sono nemmeno un cardiologo.
Io lo afferro per le orecchie e lo tiro verso di me, talmente vicino che può sentire l'odore della mia carne.
- Non m'importa quale specializzazione hai, bello mio. Soffro di cisti endometriosiche e crampi insopportabili all'utero; le mie cefalee sono morse che mi spaccano le tempie; ho spasmi lungo tutto il tubo digerente. Questo ti basta per visitarmi? L'ultimo medico che mi ha esaminata era un omeopata e mi ha dato da prendere un rimedio che si chiama Platina. Tu, cosa puoi fare per me?
Lui scuote la testa, dalla sua bocca escono spruzzi di saliva e desideri frustrati.
- Non sono un omeopata, non sono un ginecologo, né un neurologo, neppure un gastroenterologo.
Gli prendo la mano, piccola e sudata, la premo sul mio ventre, il timbro della mia voce è languido: - Ho un prurito voluttuoso, curami almeno questo problema!
Lui si divincola, si allontana, si asciuga il sudore che, copioso, gli riga le guance e scende giù, fino al collo. Dice: - Io sono uno psichiatra. - Ho ottenuto il mio scopo. Lo riavvicino a me tirandolo per la cravatta, bruscamente, da femmina travolgente e fatale quale io sono. Gli dico, anzi gli sussurro:
- Bene. Allora ti parlerò del mio ex marito, quello squallido essere che un anno fa mi ha piantato per andare a vivere con una vent'anni più giovane di me.
Gli parlo del mio passato, racconto ogni avvenimento senza neppure guardarlo, tanto so di averlo conquistato. Mi farò beffe di lui, al pari degli altri suoi ridicoli colleghi, lo illuderò per poi andarmene via, lasciandolo lì, deluso e mortificato, con un pugno di mosche in mano. Il silenzio, tuttavia, mi innervosisce. Mi giro. Lui sta armeggiando con una sega elettrica. Che stranezza.
- Non mi hai ancora detto il tuo nome. - gli dico, accendendomi una sigaretta.
- Hannibal. Sono il dottor Hannibal Lecter, signora. - risponde lui, con un tenero sorriso, mentre con la sega elettrica accesa viene verso di me...

27 luglio, 2009

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quinto

quarto

terzium

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segue

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geometria sacra

03 luglio, 2009

un rimedio raccontato:gelsemium

Gli incontri impossibili: Hahnemann e Alessandro Manzoni
di Italo Grassi

Napoleone era morto. Saputo la notizia, Hahnemann, tedesco e nemico dell'imperatore francese, aveva esultato per le vie di Lipsia assieme a tutti gli abitanti della città. Successivamente, un po' per pentimento, ma soprattutto per trascorrere una serata diversa dalle altre, aveva organizzato nella sua casa una commemorazione in favore dell'illustre defunto. Chiamò un poeta italiano. Il suo nome era Alessandro Manzoni. La famiglia di Hahnemann era numerosa e il brusio delle voci molto fastidioso.
- Cinque maggio! - Declamò, con solennità, il poeta e intorno fu silenzio. Manzoni sistemò le pagine sul leggio e continuò, portando una mano e lo sguardo verso il basso:
- Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spo... la spoo... la spoooo...
Alessandro Manzoni soffriva di un fastidioso disturbo: le emozioni lo facevano balbettare.
- Sposa? - Suggerì Charlotte, una delle figlie del medico tedesco. Il Manzoni fece cenno di no con un dito. Allora, anche gli altri figli di Hahnemann provarono a trovare la parola giusta.
Eleonore disse: - Sponda?
Louise: - Spocchia?
Amalie: - Spola?
Ma, ad ognuna, il Manzoni faceva di no con la testa. Invece annuì a Friedericke che, tra i mormorii imbarazzati delle altre sorelle, disse: - Spogliata? - Fu a quel punto che, con l'aria di chi sa il fatto suo, si alzò la madre, Johanna Henriette Leopoldine.
- La parola giusta è: spoglia!
Il Manzoni fece cenno di sì e tutti applaudirono. Manzoni riprese a leggere la poesia: - ...la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita la terra al nunzio sta, mu... muu... muuuu...
Nuovamente iniziò a balbettare. I figli di Hahnemann ripreso a cercare la parola giusta.
- Mucca?
- Mugnaio?
- Mummia?
- Muffa?
Manzoni mise una mano davanti alla sua bocca. Louise disse: - Museruola. -
Manzoni finse di tagliarsi la lingua e, a quel punto, Johanna Henriette Leopoldine si erse in piedi, sicura del fatto suo esclamò: - "Muta" è la parola giusta!
Manzoni annuì e, nuovamente, tutti i presenti applaudirono.
- Che bel gioco! - commentarono i figli di Hahnemann. - Facciamolo ancora.
Fu a quel punto che, paonazzo in viso e con i pugni serrati, il medico tedesco, sbraitò: - Dobbiamo commemorare l'imperatore dei francesi e non giocare agli indovinelli!
Diede un flacone in mano al Manzoni, lo scrutò minacciosamente e ordinò: - Prenda subito venti gocce di Gelsemium!
Poi cercò di cambiare atteggiamento, il tono della sua voce divenne gentile e domandò: - Non ha qualcosa di più semplice da leggere, magari qualcosa scritto in prosa?
Il Manzoni, rinvigorito dall'assunzione di Gelsemium, annuì. Cambiò i fogli sullo spartito e pronunciò: - Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi...
Hahnemann lo interruppe: - Ma che roba è mai questa? - strillò come una vecchia zitella.
- I promessi sposi! - rispose Manzoni.
Hahnemann, mestamente, scosse la testa: - Questa è robaccia. Lei deve cambiare mestiere, dia retta a me. Non ha mai pensato di fare il lavandaio?
Manzoni ci pensò un momento poi schioccò le dita: - Potrei andare a lavare i panni in Arno!
- Vada dove le pare, purché sia lontano da qua - disse Hahnemann, accompagnandolo all'uscita della sua casa e chiudendogli la porta alle spalle.

19 giugno, 2009

incontri.... impossibili: Hahnemann e Salvador Dalì
di Italo Grassi

Hahnemann, una bella mattina di maggio, rientrò nel suo appartamento parigino, al 26 di Rue des Saints-Péres. Fischiettava. Era felice. Alcuni giorni prima aveva chiesto alla sua amata Melanie di posare per un ritratto. Per dipingerlo aveva chiamato Salvador Dalì, il nuovo insegnante di pittura della donna. Il maestro e Melanie si trovano nella camera da letto. Il medico tedesco entrò e, per poco, non gli pigliò un colpo. Melanie, completamente nuda, era sdraiata sul letto, mentre il pittore spagnolo, osservandola con sguardo lascivo, tratteggiava il pennello sulla tela.
"E' impazzito?" Gridò Hahnemann, il viso in fiamme, coprendo la moglie con una coperta.
"Le avevo chiesto di ritrarre il volto di mia moglie, non di toglierle i vestiti."
Salvador Dalì si lisciò i lunghi baffetti e, stizzito, rispose: "L'unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo." "Mi sarei aspettato un altro comportamento da un artista del suo prestigio" tuonò Hahnemann.
"Il segreto del mio prestigio rimarrà un segreto."
"Segreto perché immeritato", commentò Hahnemann, avvicinandosi alla tela. "Spero almeno che quest'opera meriti i soldi spesi." Il medico tedesco guardò e sbiancò. "Che schifo! Speravo di vedere l'immagine di mia moglie, invece c'è raffigurato un albero striminzito, una montagna brulla e alcuni orologi flosci."
Il pittore spagnolo, gli occhi sbarrati, urlò: "Orologi molli!"
"Molli o flosci è lo stesso. Io volevo la raffigurazione di mia moglie e non questo obbrobrio. Mi sa dire che cosa rappresenta questa schifezza?"
Salvador Dalì spalancò le braccia verso il soffitto: "Questa tragedia grandiosa che chiamiamo arte moderna..."
"Moderna un corno! Perché ha accettato l'incarico, se non voleva dipingere la mia Melanie?"
"Restano ancora pochi paesaggi. Essi convergono tutti qui. La catatonia è il centro del mondo."
Il medico tedesco, scuotendo la testa, si girò verso la finestra a guardare il tranquillo passaggio di carrozze lungo la strada. "Catatonia? Non so dove si trovi questo assurdo posto. Qua siamo a Parigi e lei, pittore da strapazzo, se ne vada da questa casa."
Hahnemann si distrasse a pensare ai propri malati e alle cure omeopatiche. L'urlo di Melanie lo riportò alla realtà. "Mi ha morsicato un braccio!" gridò, in lacrime, la donna.
"Chi oggigiorno vuole fare carriera dev'essere un po' cannibale", sentenziò Salvador Dalì, mordendosi anche le sue mani, fino a farle sanguinare. Hahnemann osservò, per un lungo momento gli occhi spalancati luccicanti del pittore spagnolo, poi corse a prendere un flacone di vetro dall'armadio e lo diede a Salvador Dalì.
"Questa è la medicina che fa per te, artista pazzo e da due soldi. Prendi queste gocce di Opium e vattene da qua che, tra poco, devo andare a giocare a scacchi."
Salvador Dalì inspirò profondamente, come se dovesse fare una grande rivelazione, si portò le mani al petto e, con enfasi, esclamò: "Il gioco degli scacchi sono io!"
Ci fu il tonfo di un corpo che ruzzolava lungo le scale, il gemito di dolore del pittore spagnolo e la voce secca di Hahnemann: "Allora scacco matto!"

14 giugno, 2009

anche per i cani....

anche per i cani.......
VETERINARIA
Per Ambrogio, omeopatia o allopatia?
di Barbara Montanari

La dermatite atopica canina (DAC) è una dermatite pruriginosa cronica frequente, la cui definizione risulta controversa in virtù della gran varietà fenotipica ed eziologica con cui si manifesta, tale per cui s'impone l'utilizzo di un termine a maggior spettro come "sindrome dermatite atopica canina". Tale patologia rappresenta per il clinico veterinario una problematica notevole sia per l'approccio terapeutico (pluralità di farmaci con diversi effetti collaterali, terapie croniche, etc.), sia per la relazione medico-proprietario (costo, durata della terapia, gestione del paziente, etc.). Il caso clinico di Ambrogio permette di evidenziare come l'omeopatia possa essere considerata una terapia alternativa nei casi cronici di tale patologia, dove la terapia tradizionale, a volte, non solo non ha l'efficacia sperata, ma può indurre notevoli effetti collaterali con ulteriore aggravamento delle condizioni cliniche del soggetto. Terapia alternativa che, nel caso in questione, va presa in considerazione anche per il fatto che il soggetto si trova ospite di un canile municipale, in seguito a rinuncia di proprietà, quindi in una struttura pubblica dove il budget economico disponibile impone, purtroppo, scelte terapeutiche spesso all'insegna della "tanta resa, poca spesa".
Ambrogio, un dalmata di nove anni, ospite del canile municipale di Ravenna dal 2006, risulta affetto da dermatite atopica dall'età di circa due anni, trattata ripetutamente, sia dai proprietari, prima della rinuncia di proprietà, sia dai gestori del canile, con diversi protocolli terapeutici a base d'antibiotici, cortisonici, molecole immunosoppressive fino all'utilizzo di ciclosporina a cicli periodici. I trattamenti, accanto alla riduzione momentanea della sintomatologia hanno sempre indotto però effetti collaterali notevoli, tra cui anche fenomeni di micosi (da Malassezia pachydermatis), che prostravano progressivamente il paziente, fino ad arrivare ad un crollo notevole delle condizioni cliniche con cachessia, abbattimento sensoriale, astenia psicofisica imponente, riluttanza al movimento, debolezza, barcollamenti, anemia e un'insufficienza d'organo generalizzata; situazione che, inevitabilmente, ha obbligato ad avviare inizialmente una terapia d'urto per stabilizzare il paziente e, in seguito, un'inversione di rotta nel trattamento della dermatite atopica. Il soggetto viene così alimentato con mangime ipoallergenico e, inizialmente, si procede ad una terapia "disintossicante" rivolta soprattutto al fegato, per neutralizzare gli effetti tossici delle precedenti terapie allopatiche e preparare il terreno alla successiva somministrazione della terapia omeopatica.

anche per i cani.....

In considerazione del peggioramento omeopatico in atto, il trattamento con Natrum muriaticum viene momentaneamente sospeso e si procede a terapia sintomatica, con disinfezione delle ferite mediante Calendula TM, applicazione sulle stesse di pomate sempre di natura omeopatica e somministrazione orale di Belladonna 9CH, Graphites 9CH e Pyrogenium 9CH, alternati a seconda del tipo di lesione dominante al momento. Si aggiunge anche Echinacea TM in somministrazione orale, per stimolare le difese immunitarie del soggetto. Questa terapia sintomatica di sostegno si protrae per un periodo di due mesi, con un quadro di piodermite che evolve progressivamente verso la sua risoluzione, con punte di riattivazione del processo flogistico ma sempre in forma più blanda. In seguito a tale periodo il rimedio di fondo viene reintrodotto una volta alla settimana, associandolo alla terapia sintomatica, la quale viene diradata, come somministrazione, progressivamente fino a sospensione. Importante è evidenziare che, accanto al progressivo miglioramento delle lesioni cutanee, il soggetto evidenzia anche un notevole miglioramento delle condizioni psichiche: maggior vitalità e partecipazione alle normali attività svolte all’interno del canile.

Alcuni mesi più tardi Ambrogio presenta notevole esoftalmo, congiuntivite, protrusione della terza palpebra, deformazione della regione sopra-orbitale con interessamento della zona fronto-nasale, atassia locomotoria con deficit propriocettivi notevoli: una TAC conferma il sospetto di massa retro-orbitale di natura non accertata. Ipotizzando che tale massa rientri in un fenomeno di sicotizzazione del soggetto o eventualmente di una psora interna latente, in considerazione della localizzazione della lesione e sperando in una natura ascessuale della stessa, si decide di procedere con la somministrazione di antibiotici (enrofloxacin e metronidazolo) per una decina di giorni in associazione con Arnica 5CH e Belladonna 9CH. Durante l’antibioticoterapia si assiste ad una fistolizzazione della lesione sopra-orbitale, con emissione di materiale purulento e risoluzione della patologia, evidentemente ascessuale, nell’arco di una settimana.

Nei mesi successivi, Ambrogio mantiene come terapia esclusivamente Natrum muriaticum 30CH a somministrazione settimanale ed applicazione topica di Calendula TM sulle lesioni cutanee, caratterizzate solo da eritema ed alopecia. Lesioni nodulari, con le stesse caratteristiche descritte in precedenza, si manifestano circa 6 mesi dopo la comparsa della massa retro-orbitale; accanto al rimedio di fondo, sempre a somministrazione settimanale, si affianca Thuja in diluizioni scalari, somministrazione mantenuta per i mesi seguenti. Si arriva infine, dopo altri tre mesi, ad una situazione clinica ottimale con lesioni cutanee in numero limitato che permangono esclusivamente nelle zone di sporgenza come gomiti e ginocchia. Si procede, come mantenimento, con la somministrazione mensile di una monodose di Natrum muriaticum 30CH e di una monodose di Thuja 30CH. A distanza di due anni dall’avvio della terapia omeopatica il soggetto non presenta alcuna lesione imputabile a piodermite né astenia psichica, evidente anzi il netto cambiamento caratteriale d’Ambrogio.

Dall’analisi di questo caso clinico, si può evidenziare come la terapia omeopatica abbia nettamente superato l’allopatia, dimostrando di riuscire a risolvere una patologia cutanea cronica come una dermatite atopica, ripristinando l’equilibrio psicosomatico del soggetto, senza manifestare quegli effetti collaterali drammatici della terapia allopatica che avevano ridotto il paziente in pessime condizioni psicofisiche. Un proprietario può essere sicuramente spaventato, oltre che dal peggioramento omeopatico, anche dai tempi particolarmente lunghi della risoluzione (anni), ma d’altra parte una patologia cronica che perdura da tempo non può risolversi nel giro di pochi giorni. Sicuramente il trattamento allopatico, in questo caso clinico, permetteva tale rapida risoluzione ma il risultato non era permanente. Viene quindi ribadito il concetto di come l’omeopatia vada considerata come un’arma in più che il medico possiede per affrontare una qualunque patologia, sia di natura fisica sia psichica, anche in associazione all’allopatia, non sia altro che per attenuare gli effetti collaterali di quest’ultima.


Fonte: Omeopatia33, 11 giugno 2009

05 giugno, 2009

l'omeopatia raccontata....

Gli incontri impossibili: Hahnemann e Francis Scott Fitzgerald
di Italo Grassi

Hahnemann e Melanie, dentro una carrozza trainata da due bianchi cavalli, ritornavano a casa dopo una serata trascorsa a teatro. Faceva freddo, l'aria di Parigi era umida e le strade bagnate a causa della pioggia appena caduta. I cavalli, spronati dalle frustate del vetturino, accelerarono la corsa. Sempre di più. Finché la carrozza, ad un incrocio, sbandò sul viscido acciottolato e finì contro un muro. Dal finestrino sbucò la pallida faccia di Hahnemann.
"Chi è quel pazzo che guida in questo modo? - urlò. - Voglio sapere il nome."
Il vetturino, completamente ubriaco, fece capolino da dietro una delle ruote. "Sono Francis Scott Fitzgerald!" disse, con un inchino; poi afferrò la bottiglia piena di vino e riprese a bere. Hahnemann uscì dalla carrozza e aiutò Melanie a scendere.
"Siamo stati fortunati: non ci siamo fatti male", disse lei. Hahnemann, con sguardo dolce, l'abbracciò ed esclamò: "Non temo nulla, se ho te vicino."
"L'ottimismo è il contentino di piccoli uomini che occupano grandi posti." sbraitò Fitzgerald. Melanie lo osservò con tristezza. "Oh povero vetturino, cosa vi ha ridotto così?" Fitzgerald, che nel frattempo aveva svuotato la bottiglia, ne tirò fuori un'altra da sotto il mantello e biascicò: "Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te."
Hahnemann, impaziente di ritornare nella camera da letto con la sua amata, gli si avvicinò e disse: "Suvvia buon uomo, rimontate in carrozza e portateci a casa." Ma lo scrittore, barcollando, andò a sedersi accanto ad una delle ruote.
"Non vorrete lasciarci qua per strada?" s'indignò il medico tedesco. "Che genere di coscienza avete?"
"Fu un grande peccato, quello di chi inventò la coscienza. Perdiamola per qualche ora", fu la risposta, tra sussulti di singhiozzo, di Scott Fitzgerald.
"Caro, - intervenne Melanie - perché non diamo a questo poveretto della Nux vomica?"
Hahnemann s'avvicinò allo scrittore, lo scrutò e domandò: "Siete freddoloso? Collerico e attaccabrighe? Temete la solitudine e avete paura dei fantasmi?"
Fitzgerald, come ipnotizzato, annuì ad ogni domanda. Hahnemann sentenziò: "Ranunculus bulbosus!"
Melanie s'indispettì: "Ha parlato il grande medico." Con sdegno, senza salutare s'allontanò dicendo: "E il mio parere, dal momento che non sono nemmeno laureata in farmacia, vale meno di nulla."Hahnemann, sbalordito e umiliato, inutilmente la richiamò indietro. Triste e depresso si sedette accanto a Fitzgerald. Con occhi pieni di lacrime, gli domandò: "Tu non hai problemi di cuore?"
Lo scrittore americano gli passò la bottiglia. "Amo la gente e amo che la gente mi ami, ma lascio il mio cuore dove Dio lo ha messo: all'interno di noi stessi."
Amo quella donna, anche se spesso mi arreca dolore", disse Hahnemann, dopo essersi scolato metà bottiglia. "A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere", replicò Fitzgerald. Passarono alcune ore. Hahnemann, abbracciato allo scrittore americano e completamente sbronzo, disse: "Io ho pubblicato 'L'Organon dell'arte di guarire' e il 'Trattato delle Malattie Croniche'".
"Io 'Il grande Gatsby' e 'Tenera è la notte'"...
"Mai sentiti nominare!", biascicò Hahnemann. "Ne devi aver venduto pochissime copie"...
"Più o meno", disse Fitzgerald.

24 maggio, 2009

medicina dalla tradizione

Nuovi prodotti da rimedi antichi (II)
di Carlo Di Stanislao

A partire dal XIX secolo, la moderna chimica farmacologia ha iniziato, in modo sistematico, lo studio dei principi attivi di piante e rimedi naturali dotati, secondo varie tradizioni orientali e occidentali, di virtù medicinali. Fra le tappe più significative ricordiamo: quella che ha portato, nel 1805, il farmacista tedesco Friedrich Wilhelm Sertürner a estrarre morfina dall'oppio commercializzato dalla Merck nel 1826; quella che ha portato alla sintesi di salicina dalla Salix alba, formando la fortuna della Bayer e, ancora, l'estrazione di emetina dalla Cephaelis ipecacuana, della brucine dalla Strychnos Nux vomica, del chinino dalla corteccia di China ledgeriana, di atropina dall'Atropa belladonna, etc. In tempi più recenti e secondo indicazioni tradizionali (cinesi ed indiane, soprattutto), si sono anche estratti principi farmacologici da rimedi animali. Un esempio molto significativo è l'acido ursadesossicolico, estratto dalla bile di orso, dotato di vigorosa e significativa azione coleretica. Negli ultimissimi anni, inoltre, molte ricerche hanno riguardato molecole antiradicaliche (quindi contro l'invecchiamento) o principi attivi nei confronti delle neoplasie. Fra le prime soprattutto la quercitina si è dimostrata estremamente attiva e fra le seconde gli alcaloidi taxanici del Tasso barbasso, rivelatisi molto efficaci contro un gran numero di tumori. Ciò che la ricerca attuale poi continua a verificare, è che spesso la pianta intera (fitocomplesso) o la combinazione di piante secondo ricette tradizionali, è più efficace del singolo principio attivo. Molti esempi sono stati forniti, soprattutto per quanto attiene alle formule erboristiche cinesi. Un esempio è rappresentato dagli studi che dimostrano che la formula Zuo Jin Wan, risalente al VII secolo d.C., composta da Evodia ruticarpa e Rhizoma coptidis ed impiegata nel dolori di stomaco dalla Medicina tradizionale Cinese, non è sola sintomatica, ma dotata, in vitro, di attività battericida nei confronti dell'Helicobacter pylori. I due principi poi, più dei singoli componente (soprattutto limonane), svolgono in vitro una vigorosa azione anticancro. Sempre dalla tradizione erboristica cinese derivano formule composte da Rhizoma chuanxiong, Radix salviae miltiorrhizae, Radix polygalae tenuifoliae e Rhizoma acori tatarinowii, efficaci più dei singoli principi attivi nei confronti della demenza. Tutti questi dati suggeriscono in modo evidente l'importanza degli studi scientifici di tipo etnobotanico, soprattutto, di recente, con l'impiego di piante intere o ricette tradizionali. L'articolo suggerisce, tuttavia, anche una ulteriore riflessione di ordine generale. La legittima esigenza dell'occidente di salvare se stesso da malattie spesso provocate dal proprio benessere, non dovrebbe comunque riproporre sotto altre sembianze lo sfruttamento perpetuato dai colonizzatori, in epoche che credevamo passate. Un dilemma etico fondamentale, che secondo alcuni antropologhi dovrebbe essere risolto non solo compensando economicamente le popolazioni, ma stilando una vera e propria carta dei diritti e doveri, anche nello sfruttamento di risorse naturali. Secondo noi, in conclusione, l'etnobotanica dovrebbe anche svolgere un preciso ruolo nel tutelare un patrimonio che rischia di perdersi parallelamente al processo di assimilazione delle popolazioni primitive. Una sorta di nemesi, che impone alla civiltà il recupero di valori prima che lei stessa li distrugga.

14 maggio, 2009

di tutto di piu'

Ridere è una cosa terribilmente seria
di Massimo Saruggia

"You cannot be serious!". Non pensavamo che la frase con la quale John McEnroe apostrofò nel 1981 un giudice di linea di Wimbledon che gli negava la perfezione di un lungo-linea, potesse diventare un giorno una risorsa terapeutica. Eppure sembrerebbe proprio che saper ridere sia un atto di terapia quotidiana, qualcosa insomma di terribilmente serio. Lee Berk, psiconeuroimmunologo dell'università di Loma Linda e Stanley Tan, diabetologo all'Oak Crest Health Research Institute di Loma Linda, hanno studiato l'effetto della risata in venti diabetici ipertesi ed ipercolesterolemici. I pazienti, tutti in trattamento antidiabetico orale, con statine e con ACE-I sono stati seguiti per 12 mesi e al termine del periodo di controllo sono stati determinati i livelli di epinephrina e norepinephrina, del colesterolo HDL, delle citochine infiammatorie e della PCR. Il gruppo "attivo" , diversamente da quello di controllo, aveva accesso per 30 minuti al giorno a scenette umoristiche che i pazienti stessi selezionavano. Alla fine del periodo di osservazione il 26% dei pazienti del gruppo "risata terapeutica" aveva aumentato la concentrazione del proprio colesterolo HDL (3% del gruppo di controllo), inoltre nel gruppo attivo la concentrazione di PCR era scesa del 66% (26% nel controllo). Il lavoro è stato presentato al congresso annuale della Società Americana di Fisiologia (New 0rleans 2009) e non è dato di sapere se sia stato accolta da una fragorosa risata.

122nd Annual Meeting of American Physiological Society, aprile 2009, New Orleans


MEDICINA TRADIZIONALE
Nuovi prodotti da rimedi antichi (I)
di Carlo Di Stanislao

Molti medicinali sono e vengono ancora prodotti sulla scorta delle indicazioni tradizionali di rimedi naturali, più spesso vegetali e, talvolta, anche minerali e vegetali. Di questo particolare settore si interessa una scienza chiamata etnobotanica, al confine fra antropologia culturale e botanica, che ha relazioni molto strette con altre discipline: l'etnobiologia (e soprattutto l'etnomicologia, l'etnozoologia, l'etnopedologia, l'etnoclimatologia); l'etnofarmacologia e l'etnomedicina; l'agro-ecologia e l'ecologia umana; gli studi sulla diversità bio-culturale e, infine, l'etnolinguistica. Dagli anni Novanta in poi l'etnobotanica emerge - soprattutto nel panorma nordamericano - come una scienza che trova taluni spazi in ambito accademico e che pone il fulcro delle sue ricerche in rigorosi studi sulle "diversità bio-culturali" e sui complessi sistemi di relazione piante-società umane. In particolare, gli aspetti "quantitativi" e socio-antropologici di detti rapporti sono quelli su cui al giorno d'oggi si concentra l'attenzione della comunità scientifica. La più parte degli studi ha riguardato le grandi tradizioni orientali e soprattutto la tradizione indiana definita Ayuverdica e quella della Medicina tradizionale Cinese, con un numero elevato di rimedi farmacologicamente attivi, dimostratisi efficaci alla verifica scientifica. In questi ultimi anni, poi, in relazione al rafforzamento del cosiddetto "relativismo culturale", si è passata ad una più meticolosa disamina di erboristerie popolari e tradizionali di altro origine: America del Sud ed Africa soprattutto. Queste aree, come pure l'Australia, si sono dimostrati straordinari bacini di ricerca, con uno sviluppo davvero inaspettato, come dimostra la presenza di ben 214.000 principi naturali potenzialmente utili in terapia rubricati nel'ultima edizione (del 2008) del Dictionary of Natural Products. A partire poi dalla fine del secolo scorso, si sono cominciate ad esaminare le risorse anche di tradizioni minori o meno esplorate, come ad esempio quelle proveniente dall'antica medicina mesopotamica. A tal proposito Solecki e coll., nel 1975, ha portato alla luce una serie di documenti, ritrovati nel sito tombale di Shanidar, sulle montagne Zagros dell'Iraq orientale, risalente a 60.000 anni fa e con indicazioni precise sull'uso di piante medicinali autoctone nella cura di varie patologie come anche forme di cancro e degenerazione neurologica. Tali documenti confermano l'elevato grado di efficacia raggiunto dalla medicina mesopotamica già molti millenni prima di Cristo ed indicano che, molte specie medicali usate dagli Egizi (e riportate nel papiro di Ebers del 1.500 a.C.), sono di derivazione mesapotamico-babilonese: fra queste il Cedro, la Mirra e il Papaver sonniferum, ma anche l'Aloe vera, la Boswellia carteri e l'olio di Ricinus communis, poi passati nella medicina ippocratica. [segue e conclude nel prossimo numero]





VETERINARIA
Pulsatilla cura l'infertilità del toro
di Federico Angelini

In letteratura scientifica non è segnalata alcuna terapia omeopatica provata allo scopo di correggere l'infertilità dei tori, a fronte di dati ottenuti utilizzando invece supporti dietetici con minerali, proteine, ormoni della crescita e vitamina A. È stato scelto in Brasile un Bos taurus indicus (Nelore bull) con un'alta percentuale di difetti di fertilità (quantità di sperma prodotto per eiaculazione, motilità degli spermatozoi, numero di campioni producibili nel tempo, tutti misurabili anche con parametri economici) ed è stato repertorizzato secondo il Lince-Repertorium homeopaticum digital II, dopo un'attenta osservazione ed esame clinico. Il capo femminile, la frequente lacrimazione, l'assunzione alta di liquidi rispetto ai simili, la scelta dei cibi preferiti prima di quelli poco graditi, l'irritabilità con il maltempo e la pioggia, le varici scrotali e addominali hanno portato alla scelta del medicinale omeopatico: Pulsatilla nigricans 200CH. L'osservazione è durata tre anni, comprensivi del periodo precedente alla terapia, concomitante alla terapia, successivo alla sospensione della terapia ed in seguito alla riassunzione della stessa. I risultati sono stati un incremento della quantità di seme, della motilità degli spermatozoi, e del numero di dosi di sperma ottenuto sotto terapia omeopatica con Pulsatilla 200CH (10 granuli/die, diluiti in 1 ml di acqua distillata per trenta giorni), pari ad un guadagno quaranta volte maggiore rispetto a quello precedente alla terapia omeopatica. Con la sospensione del medicinale si è osservata una regressione della situazione che è tornata, però, nuovamente fruttuosa con la riassunzione della stessa terapia. Le certezze di un'efficacia estesa mancano, essendo questa la descrizione di un singolo caso, ma come ormai troppo spesso avviene negli studi riguardanti l'omeopatia, soprattutto in campo veterinario, la curiosità di testare questo sistema medico in maniera estesa è sempre maggiore ancorché meno attaccabile, in questi casi, del mediatico ed abusato termine di "effetto placebo".

Homeopathy, 2007, 96, (1), 49

23 aprile, 2009

arsenicum album

L'OMEOPATIA RACCONTATA
Gli incontri impossibili: Hahnemann e Marcel Proust
Marcel Proust, mandato dal fratello medico Robert, si recò da Hahnemann per curare una forte bronchite. Per lungo tempo aveva cercato di resistere agli attacchi della malattia, particolarmente violenti, acuiti dall'asma. Si presentò, affaticato da una salute vacillante e fragile, nello studio del medico tedesco. Hahnemann lesse i fogli che il fratello dello scrittore francese gli aveva scritto e, con tono di voce grave, disse:
- Lei, fin dalla più tenera età, è stato afflitto da questi problemi respiratori, culminati in un grave attacco d'asma a nove anni.
Proust alzò le spalle e rispose:
- La malattia è il dottore a cui si dà più ascolto. Alla gentilezza ed alla saggezza noi facciamo soltanto delle promesse; al dolore, noi obbediamo.
Hahnemann: - Quello che non mi spiego è la sua ostinata riluttanza a non farsi curare.
Proust: - Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia.
Hahnemann: - Attento signore, la salute è come l'amore: una volta perduto non lo si recupera più!
Proust: - Si ama soltanto ciò che non si possiede per intero.
Hahnemann: - Non è vero. Io sono completamente sicuro dell'amore di mia moglie Melanie. Altrimenti non avrei rinunciato a importanti incarichi e alle prestigiose onorificenze che mi spettavano in Germania per venire a vivere, con lei, a Parigi.
Proust: - A partire da una certa età, per amor proprio e per furberia, le cose che desideriamo di più sono quelle a cui fingiamo di non tenere.
Hahnemann si arrabbiò: - Se lei è qua, lo deve ad una promessa che ho fatto a suo fratello. Io mantengo sempre la mia parola!
Proust: - Gli infelici, non avendo nient'altro, solitamente si attaccano alla morale.
Hahnemann: - Lei mi sta facendo perdere del tempo.
Proust: - Il tempo che abbiamo quotidianamente a nostra disposizione è elastico: le passioni che sentiamo lo espandono, quelle che ispiriamo lo contraggono; e l'abitudine riempie quello che rimane.
Hahnemann: - Vuole piantarla di fare il matto?
Proust allargò le braccia e sospirò: - Cessando di essere pazzo, diventò stupido.
Il medico tedesco scosse la testa e inforcò gli occhiali, riprendendo a leggere i fogli scritti da Robert Proust: - Suo fratello mi scrive: Marcel Proust, tormentato da ansietà, paura della solitudine, nervosismo, se ne sta chiuso dentro la sua stanza semibuia e surriscaldata lamentandosi continuamente di ogni sorta di malanno; le crisi d'asma durano anche trenta o quaranta ore, durante le quali fatica a respirare, non può mangiare, scrivere, parlare; diventa pallido, ha sudori freddi, il corpo è gelido, la febbre sale. L'elenco dei mali che lamenta è sterminato: oltre l'asma, c'è lo stomaco, il cuore, l'intestino, reumatismi, vertigini...
Hahnemann guardò Proust con paterna indulgenza, poi scrisse sul ricettario che consegnò allo scrittore francese: - Il suo rimedio è Arsenicum album: lo prenda prima che sia troppo tardi.
Proust lo ringraziò con un inchino. Prima di alzarsi disse: - Ci sono mali dei quali non bisogna cercar di guarire, perché sono i soli a proteggerci contro altri più gravi.

02 aprile, 2009

lìomeopatia raccontata

Il conte Giulio
di Italo Grassi

Giulio era intento a scrivere al computer un racconto dell'orrore. Sperava di pubblicarlo. Fama e immortalità erano le sue ambizioni. "Il rumore di passi lacerò il silenzio che, come un'enorme ragnatela, avvolgeva i segreti del castello maledetto. Il vampiro entrò nel salame dei ricevimenti, ogni suo movimento era incorniciato dal riflesso azzurro della lana." Giulio trasecolò. Il word-processor del suo nuovo PC cambiava le parole scritte da lui. Aveva sostituito "salame" a "salone" e "lana" a "luna". "Dai canini del vampiro caddero gocce di sangue. Bruscolini di paura invasero il suo corpo." Giulio corresse "bruscolini" con "brividi". Poi si toccò i denti: il sangue, sopra i suoi lunghi canini, c'era veramente. Inorridì. Il word-processor, oltre a cambiare le parole, lo stava inserendo nella trama del suo racconto. Si spaventò e pensò che l'unica soluzione possibile fosse distruggere il computer. Inserì un virus nell'hard-disk! Immediatamente la luce svanì, il pavimento tremò, il soffitto si aprì, le pareti crollarono come pezzi di carta. Con la morte del PC ogni cosa andò distrutta.... "Invece non accadde proprio così. Il Pc attivò un nuovo programma, provvisto d'antivirus e, seppure tra un OLE'! di disturbo e l'altro (il virus aveva un'origine spagnola), ricominciò a funzionare e a scrivere questo racconto; a modo suo, naturalmente, OLE'! Era mezzanotte. La lana brillava in cielo, gli alberi ricoprivano il terreno di lunghe e inquietanti ombre, gli uccelli notturni cantavano. Il conte Giulio mosse le gambe che sentiva deformi e contorte. Era doloroso alzarsi dalla bara, tutte le notti e alla solita ora, ma il disagio maggiore proveniva dall'allergia verso i fiori che, a migliaia, riempivano i prati intorno al castello. Provò un forte prurito in gola e starnutì. Salute! e OLE'! Si diresse verso la finestra e, dopo essersi avvolto nel lungo mantello nero, salì sul davanzale, pronto a spiccare il volo, stagliandosi nella luce argentea della lana, come un grosso pipistrello, OLE'! Si calò, invece, lungo le ripide pareti del castello, come tutte le altre notti, poiché soffriva di vertigini e bruscolini di paura gli impedivano di volare. Arrivò giù, fino al fossato che circondava il castello, ma dovette allontanarsi in fretta, per non essere soffocato dall'odore d'aglio proveniente dalla cucina. Sopra il ponte levatoio, la scritta luminosa "Pizzeria La Vera Napoli" impregnava di verde il buio circostante, OLE'! Raggiunse la strada. Non c'era nessuno in giro. Niente automobili, calessi, autobus che potessero portarlo in città. Vide la solita bicicletta, abbandonata dietro l'albero, con il manubrio storto e, al posto del sellino, un tubo cilindrico, OLE'! Ci montò sopra e iniziò a pedalare. Un centinaio di metri più avanti prese alcuni granuli di Sabadilla per mitigare gli sgradevoli sintomi che lo tormentavano e, a canini stretti, mormorò: "Passi il cambiamento di parole, passi il mio inserimento nella trama del racconto, passi l'odore di aglio proveniente dalla pizzeria sotto il castello e il campo pieno di fiori, OLE'!; però solo un PC idiota può scrivere la storia di un vampiro, incapace di volare a causa delle vertigini e sofferente di rinite allergica che ogni sera, a mezzanotte in punto, va a succhiare sangue su una bicicletta dal manubrio storto e un tubo piantato nel... OLE'! Anzi: AHI!"

27 marzo, 2009

materia medica

Psora: l'assenza di speranza è madre di tutte le malattie
di Luisella Zanino

Analizzando negli anni di pratica pediatrica i miei piccoli pazienti, ho potuto rendermi conto di quanto la Psora fosse una diatesi molto frequente nelle prime età della vita e di quanto la somministrazione di Psorinum potesse sortire effetti sorprendenti anche in bambini piccolissimi. Il tema del rimedio appare la mancanza di energia rigeneratrice: mentale, fisica, emotiva. Il contatto con il mondo è dominato dalla sensazione di carenza, di scarsità, di inadeguatezza, di incapacità di adattamento. Psorinum non riesce a combattere le sue battaglie perché si sente perdente in partenza: non c'è potenza, forza, energia, fortuna... Si ripete spesso: "Fallirò di sicuro!".
Il neonato e il lattante Psorinum hanno fame, un'atavica violenta fame mai saziata, come a colmare il vuoto, la mancanza: mangiano molto e continuamente, la fame causa di notte continui risvegli per alimentarsi. Ciò nonostante non assimilano, crescono poco, digeriscono male, sono intolleranti al latte e ai cibi ed eliminano con difficoltà. Diarrea, vomiti, secrezioni fetide, prurito per gli abiti, dermatiti, sudorazione irritante... Piccoli fenomeni provocano effetti duraturi: le malattie non guariscono, si trascinano a lungo. La paura della mancanza, della "povertà" e il senso di inadeguatezza causano nel bambino più grandicello il continuo bisogno di aiuto, di appoggio, di incoraggiamento, di compagnia. Più di ogni altro il bambino Psorinum ha bisogno di regole che lo rassicurino: riposo, pulizia, ritualità, abitudini. La sua insicurezza lo rende "facile", arrendevole, dipendente dagli altri. Come non digerisce il cibo del quale è affamato, il piccolo Psorinum non digerisce i conflitti: ne parla, ci pensa, non se ne libera, chiede aiuto. Può avere incubi notturni e ne parla tutto il giorno! Psorinum è disarmato di fronte alla vita

11 marzo, 2009

perle di saggezza

BALLATE COME SE NESSUNO VI GUARDASSE.
Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati,
quando avremo un primo figlio o un secondo. Poi ci sentiamo frustrati
perchè i nostri figli sono troppo piccoli per questo o per quello e pensiamo
che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti.
In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti. Siamo
convinti che saremo più felici quando avranno superato questa
età. Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i
suoi problemi, quando cambieremo l'auto, quando faremo delle vacanze
meravigliose, quando non saremo più costretti a lavorare. Ma se non
cominciamo una vita piena e felice ora, quando lo faremo?
Dovremo sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere. Tanto vale
accettare questa realtà e decidere di essere felici,
qualunque cosa accada. Alfred Souza dice "Per tanto tempo ho avuto la
sensazione che la mia vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma
c'erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa di irrisolto,
un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora
regolati. In seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che
questi ostacoli erano la vita."
Questo modo di percepire le cose ci aiuta a capire che non c'è un mezzo per
essere felici ma la felicità è il mezzo. Di conseguenza, gustate ogni
istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perchè lo potete
dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare
insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che il tempo non
aspetta nessuno. Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di
tornare a scuola, di perdere 5 kg, di prendere 5 kg, di avere dei figli, di
vederli andare via di casa. Smettete di aspettare di cominciare a lavorare,
di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare. Smettete di aspettare il
venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa
nuova. Smettete di aspettare la primavera, l'estate, l'autunno o l'inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere
nuovamente, e decidete che non c'è momento migliore per essere felici che il
momento presente. La felicità e le gioie della vita non sono delle mete ma
un viaggio. Un pensiero per oggi: Lavorate, come se non aveste bisogno di
soldi; Amate, come se non doveste soffrire; Ballate, come se nessuno vi
guardasse.
Daisaku ikeda

30 gennaio, 2009

gelosia.....

I cattivi caratteri: la gelosia di Lachesis
di Luisella Zanino

Cos'è la gelosia? La gelosia viene classicamente associata alle relazioni d'amore: un comportamento frutto di tensioni associate ai sentimenti, alle emozioni, al mondo degli affetti e delle percezioni. A volte tragica, altre volte comica, la gelosia è costantemente descritta rilevandone il carattere negativo: nasce dall'assenza in sé di qualcosa presente nell'altro. È un'angoscia di mancanza, reale o potenziale, affettiva o materiale. Una patologia sociale: mette costantemente in scena l'individuo nel rapporto fra individui. La sofferenza del geloso nasce dunque da una sorta di disadattamento sociale e non sarebbe teoricamente problema dell'individuo "saggio". Ma chissà... L'inquadramento diagnostico può basarsi sulla ricerca delle circostanze oggettive nelle quali il comportamento "geloso" prende forma. In Lachesis la gelosia attraversa tutte le età, può essere messa in scena da cause sempre diverse ma da un denominatore comune: la mancanza di fiducia in sé. Nel bambino la circostanza scatenante nel diventare Lachesis è il desiderio dell'esclusiva sull'amore materno, messo in crisi dalla nascita di un fratellino o, più raramente, dal rapporto della madre con individui adulti o col lavoro. Il bambino diventa ribelle, litigioso, provocatore, si spoglia e non sopporta più il calore (il serpente è animale a sangue freddo). L'adolescente diventa Lachesis in diverse circostanze. Può essere la mancanza di fiducia da parte dei genitori, che tarpa le ali: "La vita vera è quella che non ho potuto fare" (Oscar Wilde). Oppure la perdita del sogno e delle illusioni osservando relazioni parentali difficili: "La vita è una farsa: in cosa posso credere?". L'adolescente Lachesis sceglierà un fidanzato debole, da manipolare come una marionetta, capro espiatorio dei suoi rancori. Sceglierà compagni di studio che lo aiutino a passare l'esame - non crede di farcela - per poi vantarsi di averli aiutati... La giovane donna diventerà Lachesis con un compagno autoritario (Aurum?), assente (Phosphorus?), violento (Nux vomica?), inconsistente (Pulsatilla?), inquisitorio (Lycopodium?), con l'impressione che le impedisca di vivere: tutto è percepito come rifiuto di dialogo, con la sensazione di mancanza d'aria in gola, di doversi dibattere per cercare ossigeno. La madre diventa Lachesis quando investita da una missione: "Figlio mio tu dovrai diventare ciò che io non ho potuto essere". La donna in menopausa diventa Lachesis facendo il bilancio della propria vita, sulla femminilità in declino, le disillusioni, il marito in pensione "sempre fra i piedi quello là" che legge i giornali " è pazzesco: sempre a leggere il giornale", il figlio stupido, la figlia sposata a un inetto, il cane vecchio e malato "anche del cane mi devo occupare: il veterinario è un asino", le vampate di calore che "le rovinano la vita". Unica consolazione le interminabili telefonate alle amiche "poverette, non stanno meglio di me" e le riunioni "senza avere i maschi sul groppone". Ciò che era all'origine una legittima rivendicazione esistenziale va cronicizzandosi in quello che diventerà per l'entourage e per la stessa Lachesis e una perenne rivolta, dove anche i colpi bassi sono la regola.

M.Barrault: "La jalousie de Lachesis"
Cahiers de Biothérapie; n 212, juin/juillet 2008, (27-29)

22 gennaio, 2009

immancabile ignatia

MEDICA
Il vento malinconico e romantico di Ignatia amara
di Italo Grassi

Il nome botanico è Strycnos ignatii, una liana delle Filippine appartenente alla famiglia delle Loganiacee. Nell'intossicazione dovuta all'ingestione della fava di Sant'Ignazio, ricca di stricnina, vi è un'azione generale eccitante sul sistema nervoso. Nella sperimentazione patogenetica i sintomi fondamentali di Ignatia sono essenzialmente spastici, agendo innanzitutto sulla riflessività secondaria alla sfera psichica: il paziente Ignatia è emotivo, i suoi spasmi sono causati da emozioni, pensieri, dispiaceri ed in esso domina la malinconia che lo fa piangere. Sono persone sensibili, raffinate ed educate, spinte da un vento leggero e magico, carico di promesse e fatto di specchi dove gli angeli riflettono i loro volti. E' un rimedio indispensabile per i disturbi dovuti a controversie, a forti inquietudini, a grandi angosce, ad amori delusi o ad altre forti scosse morali: è il vento nero che sfoglia i fiori del futuro con ruvide mani notturne. Ignatia è pieno di sorprese: il dolore della gola diminuisce deglutendo cibi, il dolore ad un'articolazione migliora per una forte pressione. Anche i sintomi respiratori sono caratteristici: tosse da irritazione alla gola come per bisogno di espellere qualche cosa e più tossisce più l'irritazione aumenta. Un lievissimo dispiacere, un minimo disturbo o una paura possono provocare irritazione laringea e laringismo stridulo. E' il vento romantico che vorrebbe ricamare nell'aria antichi silenzi, ma è bloccato nella ragnatela dei cieli. Soffre di cefalee congestizie, pressanti, come se un chiodo fosse conficcato nella tempia, migliorate dal calore e aggravate dal freddo, cefalee da abuso di caffè, dal fumo, dall'alcool e dopo intensa concentrazione. Presenta sete durante il brivido, ma adipsia durante la febbre. Anche le funzioni gastriche sono caratteristiche: non sopporta cibi delicati ma predilige cibi grossolani e freddi. Il malato presenta dolori diffusi, coliche intermittenti, diarree emotive o costipazione ostinata; tutti questi sintomi appaiono o si aggravano alla minima contrarietà. È utile sia nella febbre intermittente, specialmente quando si osserva in donne e bambini nervosi, sia nell'ipersensibilità mestruale. E' un vento rapido che corre sopra criniere di sangue: dismenorrea, dolori ovarici, grande eccitamento sessuale. Molto importante anche per gli spasmi cardiaci e vascolari. E' l'aria inerte trasudata dall'alito delle pietre che si frantuma in una miriade di venti che rincorrono l'infinito: il malato ha spesso palpitazioni, affanno, dolori cardiaci, sensazioni di soffocamento e, a volte, anche dolori d'angor tipici, con irradiazione al braccio sinistro. I pazienti Ignatia soffrono di insonnia da depressione morale, con vuoti epigastrici sbadigli e agitazione: è il vento lunare che scompiglia il ritorno dei sogni. Esiste un'ipersensibilità generale alla quale il malato reagisce in modo eccessivo, i dolori sono troppo intensi, la luce e gli odori sono insopportabili. E' aggravato da tabacco, caffè, brandy, sfioramento, dolori anche minimi. E' migliorato da caldo, pressione forte, inghiottendo, camminando, cambiando posizione. E' facile trovare Ignatia indicato per quegli individui che presentano una "psicologia del fallimento" assieme ad una grande sensazione di stanchezza; spesso questi malati fanno profondi sospiri senza una ragione apparente: è come il vento che cede, al termine del viaggio, ogni filo di resistenza alle fasce del destino.

15 gennaio, 2009

arsenicum album?

L'OMEOPATIA RACCONTATA
Gli incontri impossibili: Hahnemann e Sylvia Plath
di Italo Grassi

Hahnemann sarebbe stato particolarmente colpito dall'entrata di Sylvia Plath, scrittrice giovane, alta ed elegante, ossessionata dalla ricerca di attrarre l'attenzione di chiunque con la sua bellezza e il suo talento artistico. Lei, ondeggiando i capelli biondo platino, avrebbe sussurrato al medico tedesco: "Credo che mi piacerebbe definirmi la ragazza che voleva essere Dio." Aggiungendo, subito dopo, mentre allo specchio si controllava il rossetto rosso fuoco sulle labbra: "Che cos'è la vita? Per me è una quantità minima di idee. Le idee mi tiranneggiano - le idee del mio superego geloso da stronza-regina - quel che dovrei, quel che mi toccherebbe".
Sylvia Plath sarebbe venuta da Hahnemann per curare la gelosia e l'invidia nei confronti dei successi letterari dell'adultero marito Ted Hughes. Questi sentimenti le avrebbero accresciuto il senso di solitudine e il desiderio di suicidio già presenti in lei fin dall'adolescenza. "Morire / È un'arte, come qualsiasi altra cosa. / Ci riesco particolarmente bene." La paura della morte era sempre presente nei suoi pensieri: "Per me il presente è l'eternità e l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita. E quando passa, muore... Io sono il presente, ma so che anch'io me ne andrò. L'istante sublime, la fiamma che consuma arriva e subito scompare: sabbie mobili, sempre. E io non voglio morire."
"Lei, oltre che nel vestire, è molto accurata anche nelle faccende di casa?" Avrebbe domandato il medico tedesco.
"L'astratto uccide, il concreto protegge. [...] Quanto aiuta spolverare, lavare i piatti tutti i giorni, parlare con gli amici che non sono matti e [che] spolverano, lavano e pensano che questa sia la vita che c'è da vivere..."
La scrittrice, trentenne, aveva quasi la stessa età di Melanie e Hahnemann, ottantenne, proprio in quel periodo avrebbe desiderato chiedere alla sua amata di sposarlo. Ma la differenza di età lo imbarazzava. Con aria falsamente distaccata il medico tedesco avrebbe domandato a Sylvia Plath: "Quali mie caratteristiche potrebbero attrarre una donna della sua età?"
La scrittrice l'avrebbe scrutato, poi storcendo le labbra avrebbe detto: "Piccolo pellegrino, l'indiano ti ha scalpato. Il tuo bargiglio di tacchino è un tappeto srotolato dal cuore."
"Sono così ripugnante?" Avrebbe domandato Hahnemann, sprofondando nella sua poltrona.
"Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti? Il fiato puzzolente in un giorno svanirà."
"E la mia maturità? Essa non può essere una forma di attrazione?"
"Quale ciarpame da far fuori ad ogni decennio."
"Che risposta potrei ottenere chiedendo la mano ad una donna molto più giovane di me?"
"Un bianco sputo d'indifferenza."
Hahnemann, sul punto di scoppiare in singhiozzi, avrebbe scritto la ricetta: "Prenda queste gocce di Arsenicum album ed esca subito dal mio studio: non mi sento tanto bene."
Le sue parole sarebbero state sormontate dal rumore, proveniente dalla strada, di una carrozza trainata da quattro cavalli. Prima di uscire Sylvia Plath gli avrebbe sussurrato: "L'amore è un'ombra. Come lo insegui con menzogne e pianti. Ascolta: ecco i suoi zoccoli: è corso via come un cavallo."