15 gennaio, 2009

arsenicum album?

L'OMEOPATIA RACCONTATA
Gli incontri impossibili: Hahnemann e Sylvia Plath
di Italo Grassi

Hahnemann sarebbe stato particolarmente colpito dall'entrata di Sylvia Plath, scrittrice giovane, alta ed elegante, ossessionata dalla ricerca di attrarre l'attenzione di chiunque con la sua bellezza e il suo talento artistico. Lei, ondeggiando i capelli biondo platino, avrebbe sussurrato al medico tedesco: "Credo che mi piacerebbe definirmi la ragazza che voleva essere Dio." Aggiungendo, subito dopo, mentre allo specchio si controllava il rossetto rosso fuoco sulle labbra: "Che cos'è la vita? Per me è una quantità minima di idee. Le idee mi tiranneggiano - le idee del mio superego geloso da stronza-regina - quel che dovrei, quel che mi toccherebbe".
Sylvia Plath sarebbe venuta da Hahnemann per curare la gelosia e l'invidia nei confronti dei successi letterari dell'adultero marito Ted Hughes. Questi sentimenti le avrebbero accresciuto il senso di solitudine e il desiderio di suicidio già presenti in lei fin dall'adolescenza. "Morire / È un'arte, come qualsiasi altra cosa. / Ci riesco particolarmente bene." La paura della morte era sempre presente nei suoi pensieri: "Per me il presente è l'eternità e l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita. E quando passa, muore... Io sono il presente, ma so che anch'io me ne andrò. L'istante sublime, la fiamma che consuma arriva e subito scompare: sabbie mobili, sempre. E io non voglio morire."
"Lei, oltre che nel vestire, è molto accurata anche nelle faccende di casa?" Avrebbe domandato il medico tedesco.
"L'astratto uccide, il concreto protegge. [...] Quanto aiuta spolverare, lavare i piatti tutti i giorni, parlare con gli amici che non sono matti e [che] spolverano, lavano e pensano che questa sia la vita che c'è da vivere..."
La scrittrice, trentenne, aveva quasi la stessa età di Melanie e Hahnemann, ottantenne, proprio in quel periodo avrebbe desiderato chiedere alla sua amata di sposarlo. Ma la differenza di età lo imbarazzava. Con aria falsamente distaccata il medico tedesco avrebbe domandato a Sylvia Plath: "Quali mie caratteristiche potrebbero attrarre una donna della sua età?"
La scrittrice l'avrebbe scrutato, poi storcendo le labbra avrebbe detto: "Piccolo pellegrino, l'indiano ti ha scalpato. Il tuo bargiglio di tacchino è un tappeto srotolato dal cuore."
"Sono così ripugnante?" Avrebbe domandato Hahnemann, sprofondando nella sua poltrona.
"Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti? Il fiato puzzolente in un giorno svanirà."
"E la mia maturità? Essa non può essere una forma di attrazione?"
"Quale ciarpame da far fuori ad ogni decennio."
"Che risposta potrei ottenere chiedendo la mano ad una donna molto più giovane di me?"
"Un bianco sputo d'indifferenza."
Hahnemann, sul punto di scoppiare in singhiozzi, avrebbe scritto la ricetta: "Prenda queste gocce di Arsenicum album ed esca subito dal mio studio: non mi sento tanto bene."
Le sue parole sarebbero state sormontate dal rumore, proveniente dalla strada, di una carrozza trainata da quattro cavalli. Prima di uscire Sylvia Plath gli avrebbe sussurrato: "L'amore è un'ombra. Come lo insegui con menzogne e pianti. Ascolta: ecco i suoi zoccoli: è corso via come un cavallo."

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