Gli incontri impossibili: Hahnemann e Caravaggio
di Italo Grassi
Era il sessantesimo compleanno di Hahnemann. La famiglia, riunita al completo per festeggiare l'occasione, si era data appuntamento per l'ora di pranzo. Le figlie si disposero ai lati della lunga tavola apparecchiata. A capotavola sedeva il capofamiglia con la moglie Johanna. Friedrich, l'unico figlio maschio, entrò, trafelato e imbarazzato, qualche minuto più tardi, accompagnato da un giovane dall'aspetto altero e un grande spadone pendente dal fianco sinistro.
- Chi è costui? - tuonò Hahnemann.
Friedrich: - Perdonatemi padre, ma questo mio amico ha bisogno delle vostre cure. Il suo nome è Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.
Karoline intervenne. - Questo giovane è noto perché aizza risse con bande di giovinastri.
Friedrich: - E' un grande pittore.
Amelie: - Costui è stato arrestato per possesso d'armi abusivo e ingiurie alle guardie cittadine.
Friedrich: - Vescovi, Cardinali e il Papa stesso sono tra i suoi estimatori.
Amelie: - E' solo un borioso sempre pronto a denigrare il lavoro dei colleghi
Hahnemann, rivolto al Caravaggio: - Perché siete così ostile nei confronti degli altri pittori?
Caravaggio: - Quando non c'è energia non c'è colore, non c'è forma, non c'è vita.
Louise: - Ha ferito gravemente un notaio perché suo rivale in amore.
Eleonore: - Ha preso a sassate la finestra della sua padrona di casa solo perché costei l'ha accusato di non aver pagato l'affitto.
La moglie Johanna: - Passa di donna in donna e di bordello in bordello.
Friedrich: - Ha rivoluzionato il mondo della pittura.
Il pittore possedeva una costituzione fisica debole e debilitata che strideva con l'atteggiamento arrogante e impetuoso. Questa discrepanza incuriosì Hahnemann che sentenziò: - Questo giovane rimarrà a mangiare con noi. Lo curerò e, una volta dato il rimedio, se ne tornerà da dove viene.
Amelie: - Pochi giorni fa è stato condannato alla decapitazione poiché, durante una partita di pallacorda, ha ucciso un suo avversario, dopo una discussione causata da un fallo di gioco.
Friedrich: - Caravaggio porta ancora sul suo corpo le ferite lasciate dal coltello dell'altro.
Hahnemann: - Non temete che, morto voi, la vostra pittura verrà dimenticata?
Caravaggio: - L'arte sopravvive all'artista.
Hahnemann mise dei carciofi nel piatto del pittore, alcuni cotti all'olio, altri invece al burro. Caravaggio, perplesso, restò a guardare senza toccarli. Hahnemann si spazientì: - Che aspettate a mangiarli? Basta odorare per riconoscere quali sono al burro e quali sono all'olio!
L'artista, irritato per i modi bruschi di Hahnemann, tirò piatto e carciofi in faccia al medico tedesco; poi, non contento di aver ferito il poveretto, lo inseguì con la spada sguainata per tutta la casa. Hahnemann trovò rifugio dentro lo sgabuzzino delle provviste. Dall'interno, mentre Caravaggio tirava pugni e calci contro la porta, Hahnemann implorò i figli di aiutarlo.
I figli: - Padre, diteci cosa dobbiamo fare.
Hahnemann: - Caravaggio ha un aspetto debole, ma è iperreattivo; è introverso, ingiurioso, altezzoso, ha intense emozioni e un forte impulso a colpire chi l'offende; è un rissoso e un satiro con la passione per il gioco, in particolare quello d'azzardo; ma soprattutto avversa i carciofi ed è disposto ad uccidere le persone che gli impongono di mangiare questa verdura. Dategli subito del Mercurius solubilis!
...Meglio essere folle per proprio conto...che saggio con le opinioni altrui!!! nietzsche
12 novembre, 2011
07 novembre, 2011
storiella omeopatica
L'OMEOPATIA RACCONTATA
Gli incontri impossibili: Hahnemann e Plinio il Vecchio
di Italo Grassi
Hahnemann e Melanie, stanchi di trascorrere giorni noiosi nell'afa di Parigi, decisero di intraprendere una crociera nel Mediterraneo. I due coniugi, felici e innamorati, navigavano già da diversi giorni, quando la loro nave giunse nel golfo di Napoli. Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio, salì sulla nave. Lo scrittore romano, da parecchi giorni, soffriva di terribili coliche renali e domandò al medico tedesco di essere curato. Naturalmente intervenne Melanie: - So che siete un insigne studioso di scienze naturali. Orsù, diteci, di quale animale vi state occupando in questo momento?
Plinio, benché sofferente, disse: - Maximum est elephans proximumque humanis sensibus, quippe intellectus illi est sermonis patrii et imperiorum oboedientia, officiorum quae dicere memoria, amoris et gloriae voluptas, immo vero ea, quae etiam in homine rara sunt, probitas, prudentia, aequitas, religio quoque siderum soliisque ac lunae veneratio.
Melanie, esitante, provò a tradurre: - Il massimo è l'elefante... vicino agli umani sensibili, perché l'intelletto dei sermoni... della patria e le obbedienze dell'impero... gli uffici che danno memoria, amore e gloria della volontà ...
Hahnemann, di fronte ad una traduzione tanto orribile quanto ignorante, non riuscì a tacere e disse: - Il più grande, e il più vicino alle facoltà umane, è l'elefante poiché conosce la nostra lingua ed obbedisce agli ordini, fra le qualità che hanno imparato ci sono la memoria, il desiderio di amore e di gloria, anzi anche quelle che sono rare nell'uomo, l'onestà, la prudenza e l' imparzialità, anche la devozione per gli astri e la venerazione del sole e della luna.
- Occupiamoci del malato - ribadì, piccata, Melanie. - Benzoicum acidum è il suo giusto rimedio!
Ma Hahnemann dissentì: - Devi studiare meglio l'omeopatia, cara moglie. Plinio accusa dolore fortissimo nella regione renale destra, minzioni frequenti e dolore intenso al termine di queste, emissione di urina chiara con presenza di sedimento sabbioso; in più presenta eruzioni pruriginose su pelle molto secca. Il rimedio è Sarsaparilla.
Melanie, il viso rosso di collera. - Il rimedio giusto è Benzoicum acidum ed i tuoi sermoni da insegnante risparmiali per i tuoi allievi Jahr ed Hering!
Plinio la osservò e disse: - Absentes tinnitu aurium præsentire sermones de se receptum est.
Melanie, rivolta al marito: - Vedi caro, anche Plinio mi dà ragione perchè ha appena detto: - I sermoni delle ricette sono assenti di fronte al tintinnio dell'oro.
Il medico tedesco, sconvolto: - E' generalmente ammesso che coloro che sono assenti sono avvisati da un trillo nelle orecchie quando si sta parlando di loro. Questo è ciò che ha detto Plinio.
I due uomini, sconsolati, si lasciarono. Il giorno seguente, Hahnemann fu svegliato da quelli che sembravano colpi di cannone.
- Dio mio, è tornato Napoleone! - esclamò il medico tedesco cadendo dal letto. Melanie.
- E' soltanto il Vesuvio che è tornato ad eruttare. Comunque, grazie a Sarsaparilla, Plinio sta molto meglio ed è sceso a terra per assistere più da vicino all'eruzione.
Hahnemann: - Bisogna dirgli di tornare subito sulla nave, altrimenti morirà!
Melanie, con sarcasmo: - Adesso vuoi farmi credere che sai anche prevedere il futuro?
Hahnemann: - No, io al contrario di te, oltre a sapere il latino, ho studiato molto bene la storia...
Gli incontri impossibili: Hahnemann e Plinio il Vecchio
di Italo Grassi
Hahnemann e Melanie, stanchi di trascorrere giorni noiosi nell'afa di Parigi, decisero di intraprendere una crociera nel Mediterraneo. I due coniugi, felici e innamorati, navigavano già da diversi giorni, quando la loro nave giunse nel golfo di Napoli. Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio, salì sulla nave. Lo scrittore romano, da parecchi giorni, soffriva di terribili coliche renali e domandò al medico tedesco di essere curato. Naturalmente intervenne Melanie: - So che siete un insigne studioso di scienze naturali. Orsù, diteci, di quale animale vi state occupando in questo momento?
Plinio, benché sofferente, disse: - Maximum est elephans proximumque humanis sensibus, quippe intellectus illi est sermonis patrii et imperiorum oboedientia, officiorum quae dicere memoria, amoris et gloriae voluptas, immo vero ea, quae etiam in homine rara sunt, probitas, prudentia, aequitas, religio quoque siderum soliisque ac lunae veneratio.
Melanie, esitante, provò a tradurre: - Il massimo è l'elefante... vicino agli umani sensibili, perché l'intelletto dei sermoni... della patria e le obbedienze dell'impero... gli uffici che danno memoria, amore e gloria della volontà ...
Hahnemann, di fronte ad una traduzione tanto orribile quanto ignorante, non riuscì a tacere e disse: - Il più grande, e il più vicino alle facoltà umane, è l'elefante poiché conosce la nostra lingua ed obbedisce agli ordini, fra le qualità che hanno imparato ci sono la memoria, il desiderio di amore e di gloria, anzi anche quelle che sono rare nell'uomo, l'onestà, la prudenza e l' imparzialità, anche la devozione per gli astri e la venerazione del sole e della luna.
- Occupiamoci del malato - ribadì, piccata, Melanie. - Benzoicum acidum è il suo giusto rimedio!
Ma Hahnemann dissentì: - Devi studiare meglio l'omeopatia, cara moglie. Plinio accusa dolore fortissimo nella regione renale destra, minzioni frequenti e dolore intenso al termine di queste, emissione di urina chiara con presenza di sedimento sabbioso; in più presenta eruzioni pruriginose su pelle molto secca. Il rimedio è Sarsaparilla.
Melanie, il viso rosso di collera. - Il rimedio giusto è Benzoicum acidum ed i tuoi sermoni da insegnante risparmiali per i tuoi allievi Jahr ed Hering!
Plinio la osservò e disse: - Absentes tinnitu aurium præsentire sermones de se receptum est.
Melanie, rivolta al marito: - Vedi caro, anche Plinio mi dà ragione perchè ha appena detto: - I sermoni delle ricette sono assenti di fronte al tintinnio dell'oro.
Il medico tedesco, sconvolto: - E' generalmente ammesso che coloro che sono assenti sono avvisati da un trillo nelle orecchie quando si sta parlando di loro. Questo è ciò che ha detto Plinio.
I due uomini, sconsolati, si lasciarono. Il giorno seguente, Hahnemann fu svegliato da quelli che sembravano colpi di cannone.
- Dio mio, è tornato Napoleone! - esclamò il medico tedesco cadendo dal letto. Melanie.
- E' soltanto il Vesuvio che è tornato ad eruttare. Comunque, grazie a Sarsaparilla, Plinio sta molto meglio ed è sceso a terra per assistere più da vicino all'eruzione.
Hahnemann: - Bisogna dirgli di tornare subito sulla nave, altrimenti morirà!
Melanie, con sarcasmo: - Adesso vuoi farmi credere che sai anche prevedere il futuro?
Hahnemann: - No, io al contrario di te, oltre a sapere il latino, ho studiato molto bene la storia...
02 luglio, 2011
critica allo studio dell'omeopatia moderna.
Da temppo sto leggendo molti articoli che, con l'intento di autenticare l'efficacia dell'omeopatia,dimostrano come la cura omeopatica su animali (fatti ammalare artificialmente con veleni)sia efficace e paragonabile in percentuale ai farmaci allopatici....
Io trovo questo un TRADIMENTO verso Hanneman ma anche verso il concetto stesso dell'omeopatia. Hanneman diceva che ciò che a dosi ponderali ripetute fa ammalare(la persona sana,e questo viene definito proving))a dosi infenitesimali diluite e dinamizzate produce la guarigione in un malato che presenti le stesse modalita' di malattia.
Invece prendere un animale fargli iniezioni tossiche per produrre ad es. un epatite e poi controllare quando regredisce usando xy oppure wz e' una vera IPOCRISIA....
Se la scienza ufficiale (identifichiamola con il dott. Garattini)desidera delle prove di efficacia secondo suoi schemi crudeli ed ormai obsoleti,per introdurre un farmaco nei suoi prontuari, perchè certi omeopati(anche molto bravi) soggiaciono a questa influenza nefasta per portare avanti un discorso che dovrebbe essere diverso????
La fisica quantistica (che sicuramente prenderà il posto della chimica nel pensiero scientifico)fa vedere altre strade che danno sempre più ragione a ragionamenti e manifestazioni della realtà, fino ad ieri ridicolizzati.....
Chiedo algli omeopati, ai naturalisti, ed alla gente di valore morale, di non chinarsi per opportunismo al potente di oggi,ma di praticare la strada segnata da chi con coraggio ha portato avanti pensieri che IMMAGINAVANO OLTRE!!!!!
per ora concludo con una frase di qualche anno fa che mi è venuta in mente.....
SARA' UNA RISATA CHE VI SEPPELLIRA'
Io trovo questo un TRADIMENTO verso Hanneman ma anche verso il concetto stesso dell'omeopatia. Hanneman diceva che ciò che a dosi ponderali ripetute fa ammalare(la persona sana,e questo viene definito proving))a dosi infenitesimali diluite e dinamizzate produce la guarigione in un malato che presenti le stesse modalita' di malattia.
Invece prendere un animale fargli iniezioni tossiche per produrre ad es. un epatite e poi controllare quando regredisce usando xy oppure wz e' una vera IPOCRISIA....
Se la scienza ufficiale (identifichiamola con il dott. Garattini)desidera delle prove di efficacia secondo suoi schemi crudeli ed ormai obsoleti,per introdurre un farmaco nei suoi prontuari, perchè certi omeopati(anche molto bravi) soggiaciono a questa influenza nefasta per portare avanti un discorso che dovrebbe essere diverso????
La fisica quantistica (che sicuramente prenderà il posto della chimica nel pensiero scientifico)fa vedere altre strade che danno sempre più ragione a ragionamenti e manifestazioni della realtà, fino ad ieri ridicolizzati.....
Chiedo algli omeopati, ai naturalisti, ed alla gente di valore morale, di non chinarsi per opportunismo al potente di oggi,ma di praticare la strada segnata da chi con coraggio ha portato avanti pensieri che IMMAGINAVANO OLTRE!!!!!
per ora concludo con una frase di qualche anno fa che mi è venuta in mente.....
SARA' UNA RISATA CHE VI SEPPELLIRA'
la sperimentazione sul latte e non sull'animale VA BENE!
L'omeopatia previene le mastiti nelle mucche da latte
di Teresa De Monte
L'uso routinario di antibiotici per prevenire le mastiti in vacche da latte è proibito dalle regolamentazioni dell'agricoltura biologica e l'alternativa è costituita da un sigillatore del capezzolo. La regolamentazione dell'agricoltura organica nell'EU (2000) ed in Svizzera (2001) si organizza per gestire la salute organica delle mandrie: coltivatori e veterinari sono incoraggiati a ridurre l'uso di medicine chimiche e l'accumulo di residui nell'ambiente. Tuttavia l'approccio generalmente preferito per mantenere la salute della mammella è la terapia e la prevenzione con applicazione di antibiotici meglio nota come 'dry cow therapy' (DCT). La DCT si applica alla fine della lattazione per ottenere due benefici: il periodo per trattare con antibiotici le vacche infettate è spostato in un periodo di agalattia, che riduce automaticamente la perdita economica del latte scartato, e la prevenzione contro il proliferare di batteri dopo asciugatura, specialmente durante le prime due settimane quando il rischio di infezione è molto alto. Di fronte a ciò è stata supportata dalla Commissione Europea una ricerca per valutare quale metodica fosse la migliore.
Lo studio effettuato dal gruppo di Klocke e pubblicato su Homeopathy valuta tre approcci di trattamento (omeopatia, sigillatore del capezzolo, gruppo di controllo non trattato). L'ipotesi da valutare era che l'omeopatia è un metodo che permette effettivamente di ridurre l'incidenza delle mastiti durante il periodo di post partum, utilizzando come indicatori l'isolamento di patogeni dai campioni di latte, Una seconda valutazione ha analizzato gli effetti del trattamento omeopatico sull'Incidenza clinica delle mastiti durante il periodo asciutto e 100 giorni post-partum. La scelta del rimedio omeopatico è stata effettuata sulla base delle caratteristiche che ogni singola vacca manifestava: grandezza, habitus, tipologia del tessuto, malattie predominanti (disturbi delle fertilità, mastiti, problemi agli arti, disturbi metabolici), il comportamento e il temperamento dell'animale, secondo le considerazioni della Materia Medica veterinaria e omeopatica. Otto rimedi sono stati usati: Mercurius solubilis, Lachesis mutus, Sulphur, Calcarea carbonica, Calcarea phosphorica, Pulsatilla, Sepia e Silicia, tutti alla dinamizzazione 6X.
Dopo 7-14 giorni sono state effettuate delle analisi qualitative del latte munto dalle vacche dei tre gruppi per valutare la presenza di patogeni. La terapia omeopatica si è dimostrata efficace per aumentare il numero di animali con normale secrezione di latte nel periodo post-partum rispetto al controllo non trattato e costituisce una valida alternativa al sigillatore del capezzolo.
di Teresa De Monte
L'uso routinario di antibiotici per prevenire le mastiti in vacche da latte è proibito dalle regolamentazioni dell'agricoltura biologica e l'alternativa è costituita da un sigillatore del capezzolo. La regolamentazione dell'agricoltura organica nell'EU (2000) ed in Svizzera (2001) si organizza per gestire la salute organica delle mandrie: coltivatori e veterinari sono incoraggiati a ridurre l'uso di medicine chimiche e l'accumulo di residui nell'ambiente. Tuttavia l'approccio generalmente preferito per mantenere la salute della mammella è la terapia e la prevenzione con applicazione di antibiotici meglio nota come 'dry cow therapy' (DCT). La DCT si applica alla fine della lattazione per ottenere due benefici: il periodo per trattare con antibiotici le vacche infettate è spostato in un periodo di agalattia, che riduce automaticamente la perdita economica del latte scartato, e la prevenzione contro il proliferare di batteri dopo asciugatura, specialmente durante le prime due settimane quando il rischio di infezione è molto alto. Di fronte a ciò è stata supportata dalla Commissione Europea una ricerca per valutare quale metodica fosse la migliore.
Lo studio effettuato dal gruppo di Klocke e pubblicato su Homeopathy valuta tre approcci di trattamento (omeopatia, sigillatore del capezzolo, gruppo di controllo non trattato). L'ipotesi da valutare era che l'omeopatia è un metodo che permette effettivamente di ridurre l'incidenza delle mastiti durante il periodo di post partum, utilizzando come indicatori l'isolamento di patogeni dai campioni di latte, Una seconda valutazione ha analizzato gli effetti del trattamento omeopatico sull'Incidenza clinica delle mastiti durante il periodo asciutto e 100 giorni post-partum. La scelta del rimedio omeopatico è stata effettuata sulla base delle caratteristiche che ogni singola vacca manifestava: grandezza, habitus, tipologia del tessuto, malattie predominanti (disturbi delle fertilità, mastiti, problemi agli arti, disturbi metabolici), il comportamento e il temperamento dell'animale, secondo le considerazioni della Materia Medica veterinaria e omeopatica. Otto rimedi sono stati usati: Mercurius solubilis, Lachesis mutus, Sulphur, Calcarea carbonica, Calcarea phosphorica, Pulsatilla, Sepia e Silicia, tutti alla dinamizzazione 6X.
Dopo 7-14 giorni sono state effettuate delle analisi qualitative del latte munto dalle vacche dei tre gruppi per valutare la presenza di patogeni. La terapia omeopatica si è dimostrata efficace per aumentare il numero di animali con normale secrezione di latte nel periodo post-partum rispetto al controllo non trattato e costituisce una valida alternativa al sigillatore del capezzolo.
04 febbraio, 2011
indagine omeopatica!!!
di Italo Grassi
Caserma dei carabinieri, sabato, ore 21,30. Lei, Ortensia Pecca, magistrato, folta chioma di capelli rossi e tanta voglia di parlare. Lui, Tarcisio Giretti, medico omeopata, pochi capelli grigi e poca voglia di ascoltare.
Lei: - Come stai?
Lui: - Stavo a tavola, pronto a mangiare un piatto di spaghetti al cartoccio con zucchine!
Lei, dispiaciuta: - Ho bisogno del tuo aiuto.
Lui, affamato: - Cos'è successo?
Lei: - Una tragedia: siamo senza farmacista.
Lui: - Dov'è andata?
Lei, strabuzzò gli occhi: - Dove vuoi che sia andata? E' morta.
Lui: - Mi dispiace. Adesso posso tornare a casa a mangiare?
Lei s'indignò: - Se non ti conoscessi da più di vent'anni, direi che sei cinico da fare schifo!
Lui sbuffò: - La farmacista non mi era simpatica perché aveva l'abitudine di modificare le mie ricette. Comunque farò le mie condoglianze alla famiglia.
Lei: - Qualcuno, poco prima delle 19, è penetrato in farmacia l'ha uccisa ed ha portato via tutti i soldi dalla cassa.
Lui alzò le mani: - Io, a quell'ora, ero ancora in ambulatorio e stavo visitando. La mia segretaria lo potrà testimoniare.
Lei: - La farmacista, al momento dell'aggressione, era sola. La collega, che si trovava nel retrobottega, ha intravisto la sagoma di un uomo, con una giacca nera, uscire di corsa dalla farmacia. Sull'arma utilizzata per ucciderla, un grosso martello, non sono state trovate impronte. L'unica traccia lasciata dall'assassino è un tubulo vuoto, di CUBEBA alla 30CH, trovato tra le mani della vittima.
Lui: - Come fai ad essere così sicura?
Lei: - Perché quel tubulo proviene da una piccola ditta omeopatica, non presente tra le ditte fornitrici della farmacia. Secondo noi l'assassino ha mostrato il tubulo vuoto di Cubeba alla farmacista, ne ha chiesto un altro e, mentre la farmacista si era girata per prenderlo dallo scaffale, lui l'ha colpita alla testa. La telecamera della vicina banca, pur non inquadrando l'entrata della farmacia, ha ripreso coloro che sono passati nello spazio di tempo in cui è stata uccisa la dottoressa. Tra le 18,45 e le 19 sono passate in tutto quattro persone vestite con una giacca nera. Noi li abbiamo identificati e portati in caserma. Purtroppo la farmacista non ha saputo riconoscere chi tra loro fosse il colpevole.
Lui: - E, dal momento che tutti e quattro si proclamano innocenti, tu vuoi che io ti aiuti a trovare l'assassino, vero?
Il sorriso della dottoressa Pecca divenne supplichevole. Il dottor Giretti domandò: - Dimmi cosa avevano in tasca.
Lei lo guardò, un po' stupida, alzò un foglio e lesse: - Il primo aveva un coltello a serramanico. Il secondo cinquemila euro. Il terzo una bustina di cocaina. Il quarto soltanto una decina di noci.
Il dottor Giretti, senza alcuna esitazione, disse: - Interroga quest'ultimo: è lui l'assassino.
La dottoressa Pecca spalancò bocca e occhi: - Ne sei sicuro?
Lui: - Scommetto anche che costui soffre di un'infezione alle vie urinarie.
Dopo due ore di interrogatorio, duro e serrato, l'uomo ammise di avere ucciso la farmacista. La dottoressa Pecca, sguardo riconoscente e sorriso dolcissimo, domandò: - Adesso mi spieghi come hai fatto ad essere così sicuro che l'assassino fosse proprio lui?
Tarcisio Giretti, che nel frattempo si era fatto portare un piatto di lasagne dal vicino ristorante, con la bocca mezza piena spiegò: - Coloro che assumono Cubeba hanno infezioni alle vie urinarie e un grande desiderio di noci.
Caserma dei carabinieri, sabato, ore 21,30. Lei, Ortensia Pecca, magistrato, folta chioma di capelli rossi e tanta voglia di parlare. Lui, Tarcisio Giretti, medico omeopata, pochi capelli grigi e poca voglia di ascoltare.
Lei: - Come stai?
Lui: - Stavo a tavola, pronto a mangiare un piatto di spaghetti al cartoccio con zucchine!
Lei, dispiaciuta: - Ho bisogno del tuo aiuto.
Lui, affamato: - Cos'è successo?
Lei: - Una tragedia: siamo senza farmacista.
Lui: - Dov'è andata?
Lei, strabuzzò gli occhi: - Dove vuoi che sia andata? E' morta.
Lui: - Mi dispiace. Adesso posso tornare a casa a mangiare?
Lei s'indignò: - Se non ti conoscessi da più di vent'anni, direi che sei cinico da fare schifo!
Lui sbuffò: - La farmacista non mi era simpatica perché aveva l'abitudine di modificare le mie ricette. Comunque farò le mie condoglianze alla famiglia.
Lei: - Qualcuno, poco prima delle 19, è penetrato in farmacia l'ha uccisa ed ha portato via tutti i soldi dalla cassa.
Lui alzò le mani: - Io, a quell'ora, ero ancora in ambulatorio e stavo visitando. La mia segretaria lo potrà testimoniare.
Lei: - La farmacista, al momento dell'aggressione, era sola. La collega, che si trovava nel retrobottega, ha intravisto la sagoma di un uomo, con una giacca nera, uscire di corsa dalla farmacia. Sull'arma utilizzata per ucciderla, un grosso martello, non sono state trovate impronte. L'unica traccia lasciata dall'assassino è un tubulo vuoto, di CUBEBA alla 30CH, trovato tra le mani della vittima.
Lui: - Come fai ad essere così sicura?
Lei: - Perché quel tubulo proviene da una piccola ditta omeopatica, non presente tra le ditte fornitrici della farmacia. Secondo noi l'assassino ha mostrato il tubulo vuoto di Cubeba alla farmacista, ne ha chiesto un altro e, mentre la farmacista si era girata per prenderlo dallo scaffale, lui l'ha colpita alla testa. La telecamera della vicina banca, pur non inquadrando l'entrata della farmacia, ha ripreso coloro che sono passati nello spazio di tempo in cui è stata uccisa la dottoressa. Tra le 18,45 e le 19 sono passate in tutto quattro persone vestite con una giacca nera. Noi li abbiamo identificati e portati in caserma. Purtroppo la farmacista non ha saputo riconoscere chi tra loro fosse il colpevole.
Lui: - E, dal momento che tutti e quattro si proclamano innocenti, tu vuoi che io ti aiuti a trovare l'assassino, vero?
Il sorriso della dottoressa Pecca divenne supplichevole. Il dottor Giretti domandò: - Dimmi cosa avevano in tasca.
Lei lo guardò, un po' stupida, alzò un foglio e lesse: - Il primo aveva un coltello a serramanico. Il secondo cinquemila euro. Il terzo una bustina di cocaina. Il quarto soltanto una decina di noci.
Il dottor Giretti, senza alcuna esitazione, disse: - Interroga quest'ultimo: è lui l'assassino.
La dottoressa Pecca spalancò bocca e occhi: - Ne sei sicuro?
Lui: - Scommetto anche che costui soffre di un'infezione alle vie urinarie.
Dopo due ore di interrogatorio, duro e serrato, l'uomo ammise di avere ucciso la farmacista. La dottoressa Pecca, sguardo riconoscente e sorriso dolcissimo, domandò: - Adesso mi spieghi come hai fatto ad essere così sicuro che l'assassino fosse proprio lui?
Tarcisio Giretti, che nel frattempo si era fatto portare un piatto di lasagne dal vicino ristorante, con la bocca mezza piena spiegò: - Coloro che assumono Cubeba hanno infezioni alle vie urinarie e un grande desiderio di noci.
Iscriviti a:
Post (Atom)