19 giugno, 2009

incontri.... impossibili: Hahnemann e Salvador Dalì
di Italo Grassi

Hahnemann, una bella mattina di maggio, rientrò nel suo appartamento parigino, al 26 di Rue des Saints-Péres. Fischiettava. Era felice. Alcuni giorni prima aveva chiesto alla sua amata Melanie di posare per un ritratto. Per dipingerlo aveva chiamato Salvador Dalì, il nuovo insegnante di pittura della donna. Il maestro e Melanie si trovano nella camera da letto. Il medico tedesco entrò e, per poco, non gli pigliò un colpo. Melanie, completamente nuda, era sdraiata sul letto, mentre il pittore spagnolo, osservandola con sguardo lascivo, tratteggiava il pennello sulla tela.
"E' impazzito?" Gridò Hahnemann, il viso in fiamme, coprendo la moglie con una coperta.
"Le avevo chiesto di ritrarre il volto di mia moglie, non di toglierle i vestiti."
Salvador Dalì si lisciò i lunghi baffetti e, stizzito, rispose: "L'unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo." "Mi sarei aspettato un altro comportamento da un artista del suo prestigio" tuonò Hahnemann.
"Il segreto del mio prestigio rimarrà un segreto."
"Segreto perché immeritato", commentò Hahnemann, avvicinandosi alla tela. "Spero almeno che quest'opera meriti i soldi spesi." Il medico tedesco guardò e sbiancò. "Che schifo! Speravo di vedere l'immagine di mia moglie, invece c'è raffigurato un albero striminzito, una montagna brulla e alcuni orologi flosci."
Il pittore spagnolo, gli occhi sbarrati, urlò: "Orologi molli!"
"Molli o flosci è lo stesso. Io volevo la raffigurazione di mia moglie e non questo obbrobrio. Mi sa dire che cosa rappresenta questa schifezza?"
Salvador Dalì spalancò le braccia verso il soffitto: "Questa tragedia grandiosa che chiamiamo arte moderna..."
"Moderna un corno! Perché ha accettato l'incarico, se non voleva dipingere la mia Melanie?"
"Restano ancora pochi paesaggi. Essi convergono tutti qui. La catatonia è il centro del mondo."
Il medico tedesco, scuotendo la testa, si girò verso la finestra a guardare il tranquillo passaggio di carrozze lungo la strada. "Catatonia? Non so dove si trovi questo assurdo posto. Qua siamo a Parigi e lei, pittore da strapazzo, se ne vada da questa casa."
Hahnemann si distrasse a pensare ai propri malati e alle cure omeopatiche. L'urlo di Melanie lo riportò alla realtà. "Mi ha morsicato un braccio!" gridò, in lacrime, la donna.
"Chi oggigiorno vuole fare carriera dev'essere un po' cannibale", sentenziò Salvador Dalì, mordendosi anche le sue mani, fino a farle sanguinare. Hahnemann osservò, per un lungo momento gli occhi spalancati luccicanti del pittore spagnolo, poi corse a prendere un flacone di vetro dall'armadio e lo diede a Salvador Dalì.
"Questa è la medicina che fa per te, artista pazzo e da due soldi. Prendi queste gocce di Opium e vattene da qua che, tra poco, devo andare a giocare a scacchi."
Salvador Dalì inspirò profondamente, come se dovesse fare una grande rivelazione, si portò le mani al petto e, con enfasi, esclamò: "Il gioco degli scacchi sono io!"
Ci fu il tonfo di un corpo che ruzzolava lungo le scale, il gemito di dolore del pittore spagnolo e la voce secca di Hahnemann: "Allora scacco matto!"

14 giugno, 2009

anche per i cani....

anche per i cani.......
VETERINARIA
Per Ambrogio, omeopatia o allopatia?
di Barbara Montanari

La dermatite atopica canina (DAC) è una dermatite pruriginosa cronica frequente, la cui definizione risulta controversa in virtù della gran varietà fenotipica ed eziologica con cui si manifesta, tale per cui s'impone l'utilizzo di un termine a maggior spettro come "sindrome dermatite atopica canina". Tale patologia rappresenta per il clinico veterinario una problematica notevole sia per l'approccio terapeutico (pluralità di farmaci con diversi effetti collaterali, terapie croniche, etc.), sia per la relazione medico-proprietario (costo, durata della terapia, gestione del paziente, etc.). Il caso clinico di Ambrogio permette di evidenziare come l'omeopatia possa essere considerata una terapia alternativa nei casi cronici di tale patologia, dove la terapia tradizionale, a volte, non solo non ha l'efficacia sperata, ma può indurre notevoli effetti collaterali con ulteriore aggravamento delle condizioni cliniche del soggetto. Terapia alternativa che, nel caso in questione, va presa in considerazione anche per il fatto che il soggetto si trova ospite di un canile municipale, in seguito a rinuncia di proprietà, quindi in una struttura pubblica dove il budget economico disponibile impone, purtroppo, scelte terapeutiche spesso all'insegna della "tanta resa, poca spesa".
Ambrogio, un dalmata di nove anni, ospite del canile municipale di Ravenna dal 2006, risulta affetto da dermatite atopica dall'età di circa due anni, trattata ripetutamente, sia dai proprietari, prima della rinuncia di proprietà, sia dai gestori del canile, con diversi protocolli terapeutici a base d'antibiotici, cortisonici, molecole immunosoppressive fino all'utilizzo di ciclosporina a cicli periodici. I trattamenti, accanto alla riduzione momentanea della sintomatologia hanno sempre indotto però effetti collaterali notevoli, tra cui anche fenomeni di micosi (da Malassezia pachydermatis), che prostravano progressivamente il paziente, fino ad arrivare ad un crollo notevole delle condizioni cliniche con cachessia, abbattimento sensoriale, astenia psicofisica imponente, riluttanza al movimento, debolezza, barcollamenti, anemia e un'insufficienza d'organo generalizzata; situazione che, inevitabilmente, ha obbligato ad avviare inizialmente una terapia d'urto per stabilizzare il paziente e, in seguito, un'inversione di rotta nel trattamento della dermatite atopica. Il soggetto viene così alimentato con mangime ipoallergenico e, inizialmente, si procede ad una terapia "disintossicante" rivolta soprattutto al fegato, per neutralizzare gli effetti tossici delle precedenti terapie allopatiche e preparare il terreno alla successiva somministrazione della terapia omeopatica.

anche per i cani.....

In considerazione del peggioramento omeopatico in atto, il trattamento con Natrum muriaticum viene momentaneamente sospeso e si procede a terapia sintomatica, con disinfezione delle ferite mediante Calendula TM, applicazione sulle stesse di pomate sempre di natura omeopatica e somministrazione orale di Belladonna 9CH, Graphites 9CH e Pyrogenium 9CH, alternati a seconda del tipo di lesione dominante al momento. Si aggiunge anche Echinacea TM in somministrazione orale, per stimolare le difese immunitarie del soggetto. Questa terapia sintomatica di sostegno si protrae per un periodo di due mesi, con un quadro di piodermite che evolve progressivamente verso la sua risoluzione, con punte di riattivazione del processo flogistico ma sempre in forma più blanda. In seguito a tale periodo il rimedio di fondo viene reintrodotto una volta alla settimana, associandolo alla terapia sintomatica, la quale viene diradata, come somministrazione, progressivamente fino a sospensione. Importante è evidenziare che, accanto al progressivo miglioramento delle lesioni cutanee, il soggetto evidenzia anche un notevole miglioramento delle condizioni psichiche: maggior vitalità e partecipazione alle normali attività svolte all’interno del canile.

Alcuni mesi più tardi Ambrogio presenta notevole esoftalmo, congiuntivite, protrusione della terza palpebra, deformazione della regione sopra-orbitale con interessamento della zona fronto-nasale, atassia locomotoria con deficit propriocettivi notevoli: una TAC conferma il sospetto di massa retro-orbitale di natura non accertata. Ipotizzando che tale massa rientri in un fenomeno di sicotizzazione del soggetto o eventualmente di una psora interna latente, in considerazione della localizzazione della lesione e sperando in una natura ascessuale della stessa, si decide di procedere con la somministrazione di antibiotici (enrofloxacin e metronidazolo) per una decina di giorni in associazione con Arnica 5CH e Belladonna 9CH. Durante l’antibioticoterapia si assiste ad una fistolizzazione della lesione sopra-orbitale, con emissione di materiale purulento e risoluzione della patologia, evidentemente ascessuale, nell’arco di una settimana.

Nei mesi successivi, Ambrogio mantiene come terapia esclusivamente Natrum muriaticum 30CH a somministrazione settimanale ed applicazione topica di Calendula TM sulle lesioni cutanee, caratterizzate solo da eritema ed alopecia. Lesioni nodulari, con le stesse caratteristiche descritte in precedenza, si manifestano circa 6 mesi dopo la comparsa della massa retro-orbitale; accanto al rimedio di fondo, sempre a somministrazione settimanale, si affianca Thuja in diluizioni scalari, somministrazione mantenuta per i mesi seguenti. Si arriva infine, dopo altri tre mesi, ad una situazione clinica ottimale con lesioni cutanee in numero limitato che permangono esclusivamente nelle zone di sporgenza come gomiti e ginocchia. Si procede, come mantenimento, con la somministrazione mensile di una monodose di Natrum muriaticum 30CH e di una monodose di Thuja 30CH. A distanza di due anni dall’avvio della terapia omeopatica il soggetto non presenta alcuna lesione imputabile a piodermite né astenia psichica, evidente anzi il netto cambiamento caratteriale d’Ambrogio.

Dall’analisi di questo caso clinico, si può evidenziare come la terapia omeopatica abbia nettamente superato l’allopatia, dimostrando di riuscire a risolvere una patologia cutanea cronica come una dermatite atopica, ripristinando l’equilibrio psicosomatico del soggetto, senza manifestare quegli effetti collaterali drammatici della terapia allopatica che avevano ridotto il paziente in pessime condizioni psicofisiche. Un proprietario può essere sicuramente spaventato, oltre che dal peggioramento omeopatico, anche dai tempi particolarmente lunghi della risoluzione (anni), ma d’altra parte una patologia cronica che perdura da tempo non può risolversi nel giro di pochi giorni. Sicuramente il trattamento allopatico, in questo caso clinico, permetteva tale rapida risoluzione ma il risultato non era permanente. Viene quindi ribadito il concetto di come l’omeopatia vada considerata come un’arma in più che il medico possiede per affrontare una qualunque patologia, sia di natura fisica sia psichica, anche in associazione all’allopatia, non sia altro che per attenuare gli effetti collaterali di quest’ultima.


Fonte: Omeopatia33, 11 giugno 2009

05 giugno, 2009

l'omeopatia raccontata....

Gli incontri impossibili: Hahnemann e Francis Scott Fitzgerald
di Italo Grassi

Hahnemann e Melanie, dentro una carrozza trainata da due bianchi cavalli, ritornavano a casa dopo una serata trascorsa a teatro. Faceva freddo, l'aria di Parigi era umida e le strade bagnate a causa della pioggia appena caduta. I cavalli, spronati dalle frustate del vetturino, accelerarono la corsa. Sempre di più. Finché la carrozza, ad un incrocio, sbandò sul viscido acciottolato e finì contro un muro. Dal finestrino sbucò la pallida faccia di Hahnemann.
"Chi è quel pazzo che guida in questo modo? - urlò. - Voglio sapere il nome."
Il vetturino, completamente ubriaco, fece capolino da dietro una delle ruote. "Sono Francis Scott Fitzgerald!" disse, con un inchino; poi afferrò la bottiglia piena di vino e riprese a bere. Hahnemann uscì dalla carrozza e aiutò Melanie a scendere.
"Siamo stati fortunati: non ci siamo fatti male", disse lei. Hahnemann, con sguardo dolce, l'abbracciò ed esclamò: "Non temo nulla, se ho te vicino."
"L'ottimismo è il contentino di piccoli uomini che occupano grandi posti." sbraitò Fitzgerald. Melanie lo osservò con tristezza. "Oh povero vetturino, cosa vi ha ridotto così?" Fitzgerald, che nel frattempo aveva svuotato la bottiglia, ne tirò fuori un'altra da sotto il mantello e biascicò: "Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te."
Hahnemann, impaziente di ritornare nella camera da letto con la sua amata, gli si avvicinò e disse: "Suvvia buon uomo, rimontate in carrozza e portateci a casa." Ma lo scrittore, barcollando, andò a sedersi accanto ad una delle ruote.
"Non vorrete lasciarci qua per strada?" s'indignò il medico tedesco. "Che genere di coscienza avete?"
"Fu un grande peccato, quello di chi inventò la coscienza. Perdiamola per qualche ora", fu la risposta, tra sussulti di singhiozzo, di Scott Fitzgerald.
"Caro, - intervenne Melanie - perché non diamo a questo poveretto della Nux vomica?"
Hahnemann s'avvicinò allo scrittore, lo scrutò e domandò: "Siete freddoloso? Collerico e attaccabrighe? Temete la solitudine e avete paura dei fantasmi?"
Fitzgerald, come ipnotizzato, annuì ad ogni domanda. Hahnemann sentenziò: "Ranunculus bulbosus!"
Melanie s'indispettì: "Ha parlato il grande medico." Con sdegno, senza salutare s'allontanò dicendo: "E il mio parere, dal momento che non sono nemmeno laureata in farmacia, vale meno di nulla."Hahnemann, sbalordito e umiliato, inutilmente la richiamò indietro. Triste e depresso si sedette accanto a Fitzgerald. Con occhi pieni di lacrime, gli domandò: "Tu non hai problemi di cuore?"
Lo scrittore americano gli passò la bottiglia. "Amo la gente e amo che la gente mi ami, ma lascio il mio cuore dove Dio lo ha messo: all'interno di noi stessi."
Amo quella donna, anche se spesso mi arreca dolore", disse Hahnemann, dopo essersi scolato metà bottiglia. "A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere", replicò Fitzgerald. Passarono alcune ore. Hahnemann, abbracciato allo scrittore americano e completamente sbronzo, disse: "Io ho pubblicato 'L'Organon dell'arte di guarire' e il 'Trattato delle Malattie Croniche'".
"Io 'Il grande Gatsby' e 'Tenera è la notte'"...
"Mai sentiti nominare!", biascicò Hahnemann. "Ne devi aver venduto pochissime copie"...
"Più o meno", disse Fitzgerald.