30 ottobre, 2009

incontri impossibili di italo grassi


Johanna, trafelata e ansimante, entrò nello studio del marito e piagnucolò: - Di là c'è un tizio che vuole sposare nostra figlia Charlotte; lei ha rifiutato e lui, volontariamente, si è ustionato una mano alla fiamma di una lampada.- Fallo venire qua - disse Hahnemann.Entrò un uomo, occhi infuocati ed espressione folle sul viso, una bottiglia di vino stretta tra le mani: il pittore olandese Van Gogh.- Cosa vi affligge, signore? - domandò Hahnemann.- Esercito un mestiere che è sporco e difficile: la pittura. - rispose Van Gogh, dopo essersi scolato metà del vino contenuto nella bottiglia.Il dialogo fra i due proseguì abbastanza serrato.- Fare il pittore non significa entrare nelle case degli altri e comportarsi da pazzo ubriacone.- Non seguo alcun sistema di pennellatura: picchio sulla tela a colpi irregolari che lascio tali e quali.- Cosa intendete dire?- È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi.- Io voglio curarvi.- Vorrei fare dei ritratti che tra un secolo, alla gente di quel tempo, sembrassero delle apparizioni.- Dovete rispondere alle mie domande, non a ciò che vi passa per la testa. Io sono un medico omeopata e devo conoscere le vostre sofferenze.Van Gogh, finalmente, guardò il medico tedesco con attenzione: - Omeopata? Allora siete il dottor Gachet!- Non so chi sia questo Gachet. Io sono Samuel Hahnemann!In quel momento entrò il curato, amico della famiglia Hahnemann e grande pettegolo. Si accostò al medico tedesco e gli sussurrò all'orecchio. Hahnemann ascoltò e, livido di rabbia, puntò l'indice contro il pittore olandese.- Venite a chiedere la mano di mia figlia, voi che frequentate una prostituta detta Sien, voi che avete messo incinta una vostra modella, voi che avete indotto al suicidio una donna di nome Margot Begemann? Ma che razza di uomo siete? Allora ha ragione quel tale che vi accusa di essere un infame...Come si chiama questo accusatore? - chiese Hahnemann al curato, il quale biascicò: - Gauguin!A sentire quel nome, Van Gogh urlò di rabbia ed estrasse un rasoio. Il curato e Johanna si rifugiarono sotto la scrivania, Hahnemann si arrampicò sulla pesante tenda che ricopriva la finestra. Purtroppo la stoffa si lacerò e il medico tedesco precipitò su una sedia, rompendo il sedile e incastrandosi tra lo schienale e i braccioli. Van Gogh gli fu sopra e iniziò a dipingergli il volto.- Preferisco dipingere gli occhi degli uomini che le cattedrali, perché negli occhi degli uomini c'è qualcosa che non c'è nelle cattedrali. Poi aggiunse: - Gachet è assolutamente fanatico di questo ritratto.- Non sono né Gachet e nemmeno un quadro! - protestò Hahnemann. Van Gogh, osservando con odio Hahnemann e brandendo nuovamente il rasoio: - Credo che non bisogna contare in alcun modo sul dottor Gachet. Mi sembra che sia più malato di me, o almeno quanto me.Hahnemann, terrorizzato, rivolto al curato: - Questo Van Gogh ha mai contratto la blenorragia?Avuto conferma, lui supplicò la moglie: - Corri a prendere l'ampolla contenente Medorrhinum.Johanna, inorridita: - Van Gogh si sta tagliando un orecchio!E Hahnemann: - Anche quella contenente Hyosciamus, presto

10 ottobre, 2009

voglia di...piccola patria!!!

OGGI E STATA "BOMBARDATA" LA LUNA PER AVERE LA CERTEZZA CHE CI SIA L'H2O........TUTTI QUESTI MILIONI SPESI AVREBBERO PORTATO L'ACQUA VERA IN MOLTI POSTI DELL'AFRICA PER MILIONI DI UOMINI......MA LA SCIENZA DEVE AVANZARE!!!!!! COSì SOLO PER POCHI TUTTI I BENEFICI PENSABILI, NESSUNO SI FERMA AD ASPETTARE......CHE SPRECO!!!!!

Q

04 ottobre, 2009

???truce....PLATINA

L'OMEOPATIA RACCONTATA
La visita
di Italo Grassi

Lo studio è occupato da un nuovo dottore. Lo vedo chino sulla scrivania, in camice bianco, intento a leggere una lettera. Sulla targhetta in plastica c'è ancora scritto il nome del medico precedente: dott. Stanislao Bettucci, specialista in reumatologia, un uomo piccolo ed insignificante, molto simile a questo, ma con barba e baffi che lo facevano assomigliare allo gnomo delle fiabe.
- Voglio essere visitata! - strillo come un'aquila.
- L'ambulatorio è chiuso. - dice lui, senza alzare gli occhi dalla lettera.
Io indosso una lunghissima parrucca bionda e possiedo un fisico mozzafiato: sono una gran donna alla quale nulla può essere rifiutato! Gli vado vicino e lo squadro dall'alto al basso, sui tacchi a spillo lo sovrasto di almeno venti centimetri.
- Ho un senso d'intorpidimento alle cosce e le gambe sono rigide come due pezzi di legno.
Mentre spiego, mi siedo sulla scrivania e accavallo le gambe, lunghe e senza un filo di cellulite. La gonna, già molto corta, risale fino all'inguine. Finalmente lui mi guarda. Strabuzza gli occhi, nella sua mediocre vita non deve aver mai visto tanto ben di Dio. Soffre, quando dice: - Io non sono un reumatologo. - Stringo i pugni, come capita ogni volta che qualcuno cerca di mettermi i bastoni tra le ruote, ma non desisto e sbottono la camicetta: i miei seni, sodi e rotondi, sono due sfere stratosferiche.
- Soffro di continue palpitazioni, dottore.
Lui sbianca, congiunge le mani, quasi piange.
- Non sono nemmeno un cardiologo.
Io lo afferro per le orecchie e lo tiro verso di me, talmente vicino che può sentire l'odore della mia carne.
- Non m'importa quale specializzazione hai, bello mio. Soffro di cisti endometriosiche e crampi insopportabili all'utero; le mie cefalee sono morse che mi spaccano le tempie; ho spasmi lungo tutto il tubo digerente. Questo ti basta per visitarmi? L'ultimo medico che mi ha esaminata era un omeopata e mi ha dato da prendere un rimedio che si chiama Platina. Tu, cosa puoi fare per me?
Lui scuote la testa, dalla sua bocca escono spruzzi di saliva e desideri frustrati.
- Non sono un omeopata, non sono un ginecologo, né un neurologo, neppure un gastroenterologo.
Gli prendo la mano, piccola e sudata, la premo sul mio ventre, il timbro della mia voce è languido: - Ho un prurito voluttuoso, curami almeno questo problema!
Lui si divincola, si allontana, si asciuga il sudore che, copioso, gli riga le guance e scende giù, fino al collo. Dice: - Io sono uno psichiatra. - Ho ottenuto il mio scopo. Lo riavvicino a me tirandolo per la cravatta, bruscamente, da femmina travolgente e fatale quale io sono. Gli dico, anzi gli sussurro:
- Bene. Allora ti parlerò del mio ex marito, quello squallido essere che un anno fa mi ha piantato per andare a vivere con una vent'anni più giovane di me.
Gli parlo del mio passato, racconto ogni avvenimento senza neppure guardarlo, tanto so di averlo conquistato. Mi farò beffe di lui, al pari degli altri suoi ridicoli colleghi, lo illuderò per poi andarmene via, lasciandolo lì, deluso e mortificato, con un pugno di mosche in mano. Il silenzio, tuttavia, mi innervosisce. Mi giro. Lui sta armeggiando con una sega elettrica. Che stranezza.
- Non mi hai ancora detto il tuo nome. - gli dico, accendendomi una sigaretta.
- Hannibal. Sono il dottor Hannibal Lecter, signora. - risponde lui, con un tenero sorriso, mentre con la sega elettrica accesa viene verso di me...