30 gennaio, 2009

gelosia.....

I cattivi caratteri: la gelosia di Lachesis
di Luisella Zanino

Cos'è la gelosia? La gelosia viene classicamente associata alle relazioni d'amore: un comportamento frutto di tensioni associate ai sentimenti, alle emozioni, al mondo degli affetti e delle percezioni. A volte tragica, altre volte comica, la gelosia è costantemente descritta rilevandone il carattere negativo: nasce dall'assenza in sé di qualcosa presente nell'altro. È un'angoscia di mancanza, reale o potenziale, affettiva o materiale. Una patologia sociale: mette costantemente in scena l'individuo nel rapporto fra individui. La sofferenza del geloso nasce dunque da una sorta di disadattamento sociale e non sarebbe teoricamente problema dell'individuo "saggio". Ma chissà... L'inquadramento diagnostico può basarsi sulla ricerca delle circostanze oggettive nelle quali il comportamento "geloso" prende forma. In Lachesis la gelosia attraversa tutte le età, può essere messa in scena da cause sempre diverse ma da un denominatore comune: la mancanza di fiducia in sé. Nel bambino la circostanza scatenante nel diventare Lachesis è il desiderio dell'esclusiva sull'amore materno, messo in crisi dalla nascita di un fratellino o, più raramente, dal rapporto della madre con individui adulti o col lavoro. Il bambino diventa ribelle, litigioso, provocatore, si spoglia e non sopporta più il calore (il serpente è animale a sangue freddo). L'adolescente diventa Lachesis in diverse circostanze. Può essere la mancanza di fiducia da parte dei genitori, che tarpa le ali: "La vita vera è quella che non ho potuto fare" (Oscar Wilde). Oppure la perdita del sogno e delle illusioni osservando relazioni parentali difficili: "La vita è una farsa: in cosa posso credere?". L'adolescente Lachesis sceglierà un fidanzato debole, da manipolare come una marionetta, capro espiatorio dei suoi rancori. Sceglierà compagni di studio che lo aiutino a passare l'esame - non crede di farcela - per poi vantarsi di averli aiutati... La giovane donna diventerà Lachesis con un compagno autoritario (Aurum?), assente (Phosphorus?), violento (Nux vomica?), inconsistente (Pulsatilla?), inquisitorio (Lycopodium?), con l'impressione che le impedisca di vivere: tutto è percepito come rifiuto di dialogo, con la sensazione di mancanza d'aria in gola, di doversi dibattere per cercare ossigeno. La madre diventa Lachesis quando investita da una missione: "Figlio mio tu dovrai diventare ciò che io non ho potuto essere". La donna in menopausa diventa Lachesis facendo il bilancio della propria vita, sulla femminilità in declino, le disillusioni, il marito in pensione "sempre fra i piedi quello là" che legge i giornali " è pazzesco: sempre a leggere il giornale", il figlio stupido, la figlia sposata a un inetto, il cane vecchio e malato "anche del cane mi devo occupare: il veterinario è un asino", le vampate di calore che "le rovinano la vita". Unica consolazione le interminabili telefonate alle amiche "poverette, non stanno meglio di me" e le riunioni "senza avere i maschi sul groppone". Ciò che era all'origine una legittima rivendicazione esistenziale va cronicizzandosi in quello che diventerà per l'entourage e per la stessa Lachesis e una perenne rivolta, dove anche i colpi bassi sono la regola.

M.Barrault: "La jalousie de Lachesis"
Cahiers de Biothérapie; n 212, juin/juillet 2008, (27-29)

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