27 novembre, 2008

i cattivi caratteri, la frustrazione di Staphysagria
di Luisella Zanino

Il bellissimo fiore Delphynum staphysagria, simile a un giglio e di colore blu, è anche detto dagli olandesi "sperone del cavaliere", per la forma che ricorda uno sperone. Viene considerato il "rimedio della sottomissione" e l'analogia con lo sperone che manovra, sottomette e ferisce il cavallo è evidente. Segnaliamo che questo è uno dei medicamenti più usati, e con maggior successo, proprio in ippiatria. Staphysagria si presenta spesso con una maschera triste, ipocondriaca, astenica e pallida. Piange spesso se le si parla. L'apparenza può essere quella di una persona docile, timida, dolce e sottomessa, tremendamente introversa. Le sue crisi di rabbia furiosa rivelano ben altro carattere. Generalmente le pene e le frustrazioni sono represse e si traducono in somatizzazioni. La diagnosi di rimedio diventa difficile, soprattutto nel bambino, dove i sintomi clinici possono coprire ciò che è ben nascosto nel profondo dell'animo. Una delle somatizzazioni più frequenti è nella sfera urogenitale. Qui il somatico e lo psichico sono molto "intimamente" legati. Prima fra tutte l'iperestesia delle zone genitali. Nelle giovani donne questa conduce verso la classica "cistite da luna di miele", più precisamente cistite post-coitale, ad urine chiare. Le idee sessuali ossessive possono portare a masturbazione eccessiva, legata ad opposti sentimenti di avversione e attrazione verso l'altro sesso. Il cattivo carattere di Staphysagria sottende sempre un sentimento di indignazione, di ingiustizia, di umiliazione. Una frustrazione reale o vissuta come tale. Tutto ciò porta ad una suscettibilità eccessiva a parole o situazioni anche insignificanti, con crisi di rabbia violente e spesso incomprensibili per l'entourage. Le crisi si realizzano preferibilmente in situazioni domestiche o private, raramente in pubblico, spesso accompagnate da furioso lancio di oggetti, urla. Non c'è mai desiderio di ferire fisicamente le persone, a volte il sentimento di indignazione è rivolto verso se stessa, verso i propri errori e le conseguenze dell'aver perso il proprio sangue freddo. In sintesi, si può dire che il "cattivo carattere" di questo rimedio non è che l'espressione di una particolare reattività alla sofferenze interiori e celate dell'individuo. Sofferenze funzione del terreno e del modo in cui la vita lo scolpisce. Si può intravedere, attraverso la somministrazione del rimedio, un'opportunità offerta sul cammino del ritorno all'essenza del sé?

Udo Giavarini, "Les frustrations de Staphysagria"
Cahiers de biothérapie; n 212, juin/juillet 2008, (14-16)

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