di Italo Grassi
Mozart arrivò nell'ambulatorio di Hahnemann accompagnato dal padre. Il giovane musicista soffriva di movimenti involontari del corpo e, contemporaneamente, numerosi tic gli alteravano i lineamenti del volto. Mozart aveva anche strane manie, di tipo verbale, che lo portavano a ripetere la stessa frase fino all'esasperazione.
Hahnemann: - Ebbene, giovanotto: perché vi comportate così?
Mozart, tra spasmi della bocca e ammiccamenti delle palpebre, rispose: - Sono un giovane che può sbagliare, come tutti, ma a mia consolazione posso dire che magari lo facessero tutti così poco come me.
Hahnemann fece un cenno di approvazione e domandò: - Avete momenti di sconforto?
Mozart, digrignando i denti: - Ogni tanto ho qualche crisi di malinconia, ma le supero con la massima facilità grazie alle lettere, quelle che scrivo e quelle che ricevo: mi ridanno coraggio.
In quel momento Melanie, con la testa adornata da un gran cappello pieno di piume, entrò nello studio. Disse, civettuola, accarezzando Mozart sul volto: - Suonereste qualcosa per me?
Mozart: - Oui, par ma la foi, ti cacherò sul naso così che ti coli sul mento.
Il ragazzo scoppiò a ridere e ripeté la frase tante e tante volte, finché il padre gli posò la mano sulla spalla. Melanie, gli occhi pieni di lacrime: - Questo ragazzo è un villano. Samuel, caccialo dal nostro ambulatorio!
Mozart: - Chi non mi vuole, mi lecchi il c...
Non terminò la parola perché il padre gli mise una mano sulla bocca. Hahnemann, nonostante tutto, provò uno strano e profondo sentimento di comunanza con il ragazzo: sensazioni che, di solito, un genio avverte solo quando si trova al cospetto di un altro genio. Il padre di Mozart disse: - La cosa peggiore, tuttavia, è la propensione di mio figlio a declamare filastrocche sconce e volgari: le recita sia a nobildonne, sia ad arcivescovi, sia a principi. Dovete curarlo per impedirgli di essere, ogni volta, cacciato via da corte.
Melanie, rivolta al marito: - Ah no, io non ho voglia di ascoltare altre oscenità. Se costui le dirà, io lascerò immediatamente questa casa e, questa notte, tu dormirai da solo. - Hahnemann restò pensieroso per alcuni istanti. Non voleva rifiutare le cure ad un ragazzo bisognoso, tuttavia non poteva passare la notte senza la sua amata Melanie.
Si avvicinò a Mozart e gli propose: - Ci declamerete una vostra filastrocca, però, al posto delle parola oscena, inserite il suono di uno strumento musicale.
Mozart annuì e, rivolto a Melanie, iniziò a declamare: - Buona notte, cara la mia ragazza, c... pepereperepé! nel letto finché non si scassa, stia chiotta chiotta, si stiri il c... pling plong pling! fino alla bocca; io vo al paese di cuccagna, per fare anche io un poco di nanna.
Melanie deglutì saliva e ribrezzo, Hahnemann prese un'ampolla di vetro e la consegnò al padre di Mozart: - Dategli venti gocce al giorno di Hyosciamus niger. Adesso ordinate a vostro figlio di togliere il topo morto dal cappello di mia moglie.
Mozart: - Quando si tratta di beffarmi di qualcuno, non posso resistere. - Seguì la risata asinina di Mozart e l'urlo di orrore di Melanie.
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