L'ottimismo filosofico di Sulphur
di Luisella Zanino
Sulphur il re. Il re del calore, il re leone, il re della psora.
Per definirlo una sola parola: onnipotenza.
Il suo pianeta è Giove e il suo regno la fiducia in sé e nelle proprie illusioni.
La sua persona è potente, come potente è la sua ombra (Jung).
La vita di Sulphur è dominata dai sensi. È felice di esistere e guarda il mondo con sguardo benevolente. Ama i piaceri del corpo. Avido di quel piacere di cui è schiavo moltiplica all'infinito le sue attività, pur di ottenerlo: vuole gustare tutte le bellezze della vita e divorarle, possederle. Sulphur accaparra. Accaparra tutto per sé: cibo, denaro, relazioni. Non può lasciare nulla a nessuno. Ma non è ritentivo, è semplicemente avido. Avido di lusso, di apparenza, di amicizie. È un investitore brillante e scaltro, ma alla fine non accumula nulla. Non amore sincero, non amici veri e neppure ricchezza. Non ha scrupoli nel gettare denaro dalla finestra, di apparire anche quando non ne ha i mezzi. Circondato dai suoi cortigiani Sulphur usa e abusa.
La parte emozionale è ridotta a uno spazio minimo, compressa, soffocata e negata da quei sensi violenti. Sulphur galleggia in superficie, le profondità non fanno per lui. Davanti alle emozioni Sulphur non può che scegliere l'evitamento: un sangue freddo che stupisce. Attraversa gli avvenimenti con destrezza: amori, lutti, dolori gli scivolano addosso. Spesso gli altri lo ammirano: che forza! Che bel carattere! Che re!
Le qualità intuitive di Sulphur sono brillanti e giustificano l'importanza sociale che può talora raggiungere. Ha la tempra del filosofo e può discutere e analizzare tutto, sia in un circolo intellettuale che al bar sotto casa: dalla politica alla metereologia, dall'etica alla religione, passando per i massimi sistemi. È brillante, spiritoso, la battuta è pronta. E' un campione di ironia quasi come Socrate (quel Socrate che amava rinfrescare i propri piedi resi bollenti dal sole dell'Attica nell'acqua gelida del ruscello).
La grande intuitività di Sulphur non è sorretta dalla logica: per Sulphur un effetto non ha mai una sola causa. La labilità filosofica può renderlo vulnerabile, incerto, sofferente.
Ed ecco che l'emozione insufficiente lascia spazio all'ombra evanescente: la paura del vuoto, del nulla della morte possono sopraggiungere all'improvviso e Sulphur si ritira nel disinteresse al mondo, si concentra sempre più su se stesso e sul proprio corpo, in bilico fra paranoia e ipocondria. L'ombra lo aggredisce e lo raggela: Psorinum è alle porte?
Max Tétau - Cahiers de biothérapie- n 217, Juillet
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