03 maggio, 2010

..c'è odor di zolfo.....

L'ottimismo filosofico di Sulphur
di Luisella Zanino

Sulphur il re. Il re del calore, il re leone, il re della psora.
Per definirlo una sola parola: onnipotenza.
Il suo pianeta è Giove e il suo regno la fiducia in sé e nelle proprie illusioni.
La sua persona è potente, come potente è la sua ombra (Jung).
La vita di Sulphur è dominata dai sensi. È felice di esistere e guarda il mondo con sguardo benevolente. Ama i piaceri del corpo. Avido di quel piacere di cui è schiavo moltiplica all'infinito le sue attività, pur di ottenerlo: vuole gustare tutte le bellezze della vita e divorarle, possederle. Sulphur accaparra. Accaparra tutto per sé: cibo, denaro, relazioni. Non può lasciare nulla a nessuno. Ma non è ritentivo, è semplicemente avido. Avido di lusso, di apparenza, di amicizie. È un investitore brillante e scaltro, ma alla fine non accumula nulla. Non amore sincero, non amici veri e neppure ricchezza. Non ha scrupoli nel gettare denaro dalla finestra, di apparire anche quando non ne ha i mezzi. Circondato dai suoi cortigiani Sulphur usa e abusa.
La parte emozionale è ridotta a uno spazio minimo, compressa, soffocata e negata da quei sensi violenti. Sulphur galleggia in superficie, le profondità non fanno per lui. Davanti alle emozioni Sulphur non può che scegliere l'evitamento: un sangue freddo che stupisce. Attraversa gli avvenimenti con destrezza: amori, lutti, dolori gli scivolano addosso. Spesso gli altri lo ammirano: che forza! Che bel carattere! Che re!
Le qualità intuitive di Sulphur sono brillanti e giustificano l'importanza sociale che può talora raggiungere. Ha la tempra del filosofo e può discutere e analizzare tutto, sia in un circolo intellettuale che al bar sotto casa: dalla politica alla metereologia, dall'etica alla religione, passando per i massimi sistemi. È brillante, spiritoso, la battuta è pronta. E' un campione di ironia quasi come Socrate (quel Socrate che amava rinfrescare i propri piedi resi bollenti dal sole dell'Attica nell'acqua gelida del ruscello).
La grande intuitività di Sulphur non è sorretta dalla logica: per Sulphur un effetto non ha mai una sola causa. La labilità filosofica può renderlo vulnerabile, incerto, sofferente.
Ed ecco che l'emozione insufficiente lascia spazio all'ombra evanescente: la paura del vuoto, del nulla della morte possono sopraggiungere all'improvviso e Sulphur si ritira nel disinteresse al mondo, si concentra sempre più su se stesso e sul proprio corpo, in bilico fra paranoia e ipocondria. L'ombra lo aggredisce e lo raggela: Psorinum è alle porte?

Max Tétau - Cahiers de biothérapie- n 217, Juillet

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