Gli incontri impossibili: Hahnemann, Paolo e Francesca
di Italo Grassi
Da poche ore Hahnemann, stanco e frastornato dal lungo viaggio, si era coricato e stava per addormentarsi nella sua nuova dimora parigina. Suonò la mezzanotte e Melanie dormiva accanto a lui, quando iniziò a sentire strani rumori provenire dall'alto. Per non svegliare la moglie, salì ai piani superiori, da solo, per vedere cosa stesse accadendo. Vide alcune ombre che si muovevano e gridò: "Chi siete?"
Dante gli si parò davanti: "Perché pur gride?"
Hahnemann lo riconobbe e sbottò: "Tu sei il tizio che si era perso nel bosco. Cosa vuoi ancora da me e chi sono le due ombre che s'aggirano per questa soffitta?"
«O anime affannate, / venite a noi parlar, s'altri nol niega!». Gridò Dante verso le due ombre che, volteggiando nell'aria come colombe diafane e leggere, si avvicinarono sussurrando: "Amor, ch'a nullo amato amar perdona, / mi prese del costui piacer sì forte, / che, come vedi, ancor non m'abbandona. / Amor condusse noi ad una morte: / Caina attende chi a vita ci spense».
«Che pense?» Chiese Dante.
Hahnemann capì e rispose: "Per curarli, prima devo sapere cosa gli è accaduto."
E Dante: «Francesca, / Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri, / a che e come concedette amore / che conosceste i dubbiosi disiri?».
Uno dei due spiriti iniziò a parlare, mentre l'altro, sommessamente, piangeva. «Nessun maggior dolore / che ricordarsi del tempo felice / ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore. / Ma s'a conoscer la prima radice / del nostro amor tu hai cotanto affetto, / dirò come colui che piange e dice. / Noi leggiavamo un giorno per diletto / di Lancialotto come amor lo strinse; / soli eravamo e sanza alcun sospetto. / Per più fiate li occhi ci sospinse / quella lettura, e scolorocci il viso; / ma solo un punto fu quel che ci vinse. / Quando leggemmo il disiato riso / esser basciato da cotanto amante, / questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante. / Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse / quel giorno più non vi leggemmo avante».
Hahnemann si grattò la testa, perplesso, poi sentenziò: "Pallidi, deboli e tremanti, con occhi incavati e pupille dilatate; tormentati dalla nostalgia della vita e dalla tristezza dell'amore perduto; timorosi per il proprio futuro e con disperazione di guarire; i problemi sono comparsi leggendo un libro: Phosphoricum acidum!" Rivolto a Dante: " Adesso posso tornare a dormire in pace?"
1 commento:
...ma tu quando mi lasci dormire in pace? Sono notti che compari nei miei sogni e non faccio altro che farti domande sull'omeopatia, sulla memoria dell'acqua...
Mi devi dire qualcosa?!
Mandi Ninine Bjele
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